Trattamento Dati Personali su Internet

privacy siti web dati personaliIl trattamento dei dati personali trova la propria disciplina nel c.d. Codice Privacy, d.lgs. 196/2003, in cui confluisce la normativa inerente la privacy e la sua tutela e in cui si rinviene la definizione di dato personale tutelabile, comprendente tutte quelle informazioni idonee ad identificare una persona.

In particolare gli articoli 7 e 8 del codice descrivono dettagliatamente quali sono i diritti riconosciuti al cittadino in tema di privacy e come fare per esercitarli correttamente.

L’art. 7 stabilisce che l’interessato ha diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se ancora non registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile.

Segnatamente egli avrà diritto di ottenere l’indicazione dell’origine dei dati personali, delle finalità e modalità del trattamento, della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l’ausilio di strumenti elettronici, degli estremi indentificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato a norma dell’art. 5 comma 2, ossia colui che viene designato come tale per l’applicazione della disciplina della privacy sul territorio italiano, nonché dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali potrebbero essere comunicati o che potrebbero venirne a conoscenza.

Infine, qualora lo ritenga opportuno, il soggetto interessato, sempre ai sensi dell’art. 7, potrà chiedere l’aggiornamento, la rettificazione o l’integrazione dei dati, o piuttosto la cancellazione, nonché la trasformazione in forma anonima e il blocco dei dati trattati in violazione della legge.

Di tali operazioni dovrà essere data attestazione, portata a conoscenza del soggetto che le ha richieste, con tanto di indicazione del contenuto, salvo il caso in cui queste non si rivelino impossibili o comportino un impiego di mezzi manifestamente sproporzionate rispetto al diritto tutelato.

In altri termini, se la cancellazione di un dato comporta un esborso o una procedura più gravosa del reale danno che si subirebbe dalla presenza pubblica di quel dato, allora la società che tratta i dati si potrà legittimamente sottrarre all’ordine di cancellazione.

L’ultimo comma dell’art. 7 inserisce tra i diritti del soggetto interessato quello di opporsi per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, anche ai fini di invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

A sua volta il successivo art. 8 dispone che i superiori diritti possono essere esercitati con richiesta rivolta al titolare o al responsabile senza formalità, a cui deve essere fornito idoneo riscontro senza ritardo.

Eccezioni al previo consenso: Dati degli Avvocati e iscritti ad Albi

Tuttavia, la norma contempla delle eccezioni, essendovi delle ipotesi in cui i diritti non possono essere esercitati con richiesta al titolare o con ricorso al Garante della privacy, pena l'inammissibilità o comunque il rigetto con condanna alle spese di lite.

Tra queste ipotesi rientra quella relativa al trattamento dei dati effettuato da fornitori di servizi di comunicazione elettronica accessibili al pubblico, salvo il caso in cui possa derivarne un pregiudizio effettivo e concreto per le investigazioni difensive nel processo penale; o ancora, è escluso dalle richieste di cui all’art. 7 il trattamento dei dati eseguito per ragioni di giustizia, presso uffici giudiziari di ogni ordine e grado o presso il Consiglio Superiore della Magistratura o altri organi di governo o autogoverno.

Menzione a parte merita il combinato disposto degli art. 24 e 61 del suddetto decreto legislativo, che esclude il preventivo consenso al trattamento dei dati personali per determinate categorie di dati.

L’art. 24 D.Lgs. 196/2003 non richiede il preventivo consenso dell’interessato quando il trattamento riguarda dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque; o che riguarda dati relativi allo svolgimento di attività economiche. Un esempio calzante sono i dati degli iscritti ad albi professionali i cui dati sono comunicati al pubblico per disposizione di legge: avvocati, commercialisti, notai, etc.

L’art. 61 D.Lgs. 196/2003 dispone che i dati personali diversi da quelli sensibili o giudiziari, che devono essere inseriti in un albo professionale in conformità alla legge o ad un regolamento, possono essere comunicati a soggetti pubblici e privati o diffusi, ai sensi dell'articolo 19, commi 2 e 3, anche mediante reti di comunicazione elettronica, come i siti web su internet, anche accessibili tramite i motori di ricarca.

Sanzioni 

La violazione delle procedure contenute nel Codice in materia di protezione dei dati personali può dare luogo a un duplice ordine di sanzioni, quelle amministrative e quelle penali.

Il predetto codice dedica alle prime il titolo III, capo I, disponendo in primis all’art. 161 che la violazione delle disposizioni di cui all’art. 13, in tema di informativa al soggetto interessato di cui occorre il consenso al trattamento, è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 6.000 euro a 36.000 euro.

Le successive disposizioni normative contemplano poi ulteriori tipologie di violazioni di norme del codice alle quali sono collegate determinate sanzioni pecuniarie. Ad esempio, l’art. 163 punisce con il pagamento di una sanzione da 20.000 a 120.000 euro chi non adempie gli obblighi di notificazione del trattamento disposti dagli articoli 37 e 38 del codice; o ancora, secondo il disposto dell’art. 164 deve soggiacere alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 10.000 a 60.000 euro chi omette di fornire le informazioni richieste dal Garante nel procedimento descritto dall’art. 150, volto alla verifica di eventuali lesioni dei diritti dei soggetti interessati.

Diversa è invece la previsioni di fattispecie penali connesse all’illecito trattamento dei dati personali, previste dal capo II dello stesso titolo, ma di cui si rileva una generalizzata scarsa applicazione data la bassa pericolosità sociale della condotta.

L’art. 167 dispone la pena della reclusione da 6 a 18 mesi per chiunque proceda al trattamento dei dati personali in violazione delle procedure previste dal codice, con lo scopo di trarne profitto per sé o per altri, se dal fatto deriva un concreto nocumento all’interessato; se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione di tali dati, allora il colpevole sarà punito con la reclusione da 6 a 24 mesi.

Motori di ricerca e siti web: una cronaca dibattuta

Il problema relativo alla tutela della privacy si pone in maniera dirompente nel momento in cui esso confligge con altri interessi parimenti meritevoli di tutela, quale ad esempio il diritto di cronaca, soprattutto su internet dove la notizia rimane a lungo e viene ritrovata ogniqualvolta l'utente la cerchi tramite i motori di ricarca.

Come comportarsi di fronte alla pubblicazione di una notizia in cui sono inseriti i dati personali sensibili o giudiziari di una persona coinvolta nel fatto narrato?

Ebbene sul delicato rapporto tra privacy e giornalismo l’Unione Europea ha lasciato ampio spazio agli Stati membri per regolare la protezione dei dati con riferimento a tale situazione. Da questo punto di vista l’ordinamento italiano si è rivelato particolarmente permissivo nei confronti delle testate giornalistiche, tutelando fino in fondo il diritto di cronaca.

In questo settore, al fine di pubblicare una notizia, non è necessario il consenso dell’interessato per il trattamento dei dati, anche sensibili, non si necessita di un’autorizzazione del Garante ed è fortemente tutelato il segreto sulla fonte della notizia.

Gli interessati avranno però la possibilità di chiedere alle testate giornalistiche la comunicazione dei propri dati in possesso del giornalista, nonché fare richiesta di integrazione, aggiornamento o anche cancellazione delle informazioni trattate a suo avviso in violazione di legge.

Ve però detto che, pur nel rispetto della libera manifestazione del pensiero e del diritto di cronaca costituzionalmente riconosciuti e tutelati, il Garante ha comunque un ruolo forte nel rapporto tra editore e soggetto interessato alla tutela della privacy, potendo ordinare al primo, nonché al direttore del giornale/sito web e al singolo giornalista, di comunicare all’interessato determinate informazioni che lo riguardano, come i dati detenuti e l’origine delle informazioni.

Il giornalista potrà comunque avvalersi del segreto professionale.

Chi incorre nell'illecito?

In materia di trattamento dei dati personali non è possibile rintracciare un soggetto ben preciso e caratterizzato che eventualmente ponga in essere una condotta lesiva della privacy.

I nostri dati sono ovunque, dagli archivi cartacei degli enti pubblici al mondo virtuale online accessibile tramite un collegamento internet.

I soggetti coinvolti nel trattamento, che in un modo o nell’altro detengono informazioni che ci riguardano sono infiniti. Non facciamo che firmare moduli recanti il consenso al trattamento dei dati personali, in qualunque occasione, anche quando facciamo un banalissimo acquisto a rate e molto spesso neanche ce ne accorgiamo.

La conseguenza di tutto ciò è la moltitudine di violazioni che si potrebbero verificare ad opera di soggetti diversi. Dalla compagnia telefonica con cui abbiamo contratto un abbonamento, al medico che inserisce i nostri dati clinici nel fascicolo informatico, la vendita dei nostri dati (anche email) tra siti spam, tutti questi soggetti potrebbero rendersi colpevoli della violazione della norme contenute nel Codice della privacy.

Ricorso al Garante Privacy

Laddove l’interessato ritenga che non siano stati adeguatamente trattati i suoi dati o non sia stato dato corretto seguito all’esercizio dei diritti che l’art. 7 gli riconosce, può rivolgersi al Garante della privacy ai sensi dell’art. 141.

Tale norma introduce la facoltà di proporre reclamo per rappresentare al Garante una violazione della disciplina rilevante in materia di trattamento dati personale; se non è possibile presentare reclamo potrà essere comunque inoltrata una segnalazione al fine di sollecitare un controllo da parte del Garante, o, infine, potrà proporsi ricorso se si intende far valere gli specifici diritti contemplati dall’art. 7 al fine di ottenere un provvedimento del Garante che imponga la cancellazione o la rettificazione dei dati.


Indicazioni necessarie del reclamo

Nel reclamo devono essere indicati dettagliatamente i fatti, mediante una descrizione dei dati cui si fa riferimento e della condotta che integrerebbe una violazione delle norme, deve comparire l’indicazione delle disposizioni che si assumono violate e, infine, gli estremi identificativi del titolare, del responsabile del trattamento e dell’istante stesso.

Per proporre reclamo vanno pagati diritti per 150,00 euro.


In allegato vi dovranno essere tutti i documenti che provano l’illecito, così come l’eventuale procura e l’indicazione di un recapito per l’invio di comunicazioni, che può avvenire anche tramite pec, telefax e telefono.

In caso di accoglimento, il Garante adotterà il provvedimento che ritiene più opportuno, eventualmente anche inibendo la continuazione del trattamento o bloccando la diffusione dei dati, ma in ogni caso non si esprime su eventuali richieste di risarcimento del danno.

Analisi giuridica dell'Identità personale

L’esigenza della tutela della privacy e la ratio stessa dell’introduzione di un codice a ciò dedicato è correttamente individuata nell’art. 2 del Codice medesimo, che descrive le finalità del testo normativo, affermando che questo ha lo scopo di garantire che il trattamento dei dati personali si svolga nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell’interessato, con particolare riferimento alla riservatezza, all’identità personale e al diritto alla protezione dei dati personali, non professionali.

Per poter meglio comprendere a cosa si faccia riferimento, occorre richiamare l’art. 4 della stessa fonte, nel quale sono contenute tutte le definizioni delle nozioni presenti nel codice.

In particolare, deve intendersi per trattamento qualunque operazione effettuata anche senza l’ausilio di strumenti elettronici, concernente la raccolta, registrazione, organizzazione, conservazione, consultazione, elaborazione o cancellazione di dati. Al contempo lo stesso articolo prevede che per dato personale debba intendersi qualunque informazione relativa a persona identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione.

Ma i dati poi non sono tutti uguali.

Si può distinguere tra dati sensibili, dati giudiziari o dati identificativi.

Di particolare rilevanza sono i primi, in quanto attengono ad informazioni dalle quali è possibile evincere l’etnia, l’origine razziale, le convinzioni religiose, le opinioni politiche, l’appartenenza a partiti, lo stato di salute e la vita sessuale di una persona, ragion per cui essi andranno trattati con particolare attenzione.

Gli altri si riferiscono invece alle eventuali pendenze giudiziarie di un soggetto o a informazioni idonee a rivelare l’identità del soggetto stesso, qualora questo non abbia già per la sua professione o altro una rilevanza pubblica.

Circostanze attenuanti

Tra le violazioni della privacy il codice distingue anche casi di minore o maggiore gravità, che comportano un aumento o una diminuzione di pena.

Nello specifico, avuto riguardo alla natura anche economica o sociale dell’attività svolta dal responsabile, nei casi di minore gravità è possibile applicare le sanzioni nella misura pari a due quinti. Va ricordato che la rilevanza penale dell'illecito si ha solo nei casi di prova del danno nei confronti della persona fisica.

Privacy ai tempi dei Social Network

Uno dei luoghi virtuali in cui la privacy è maggiormente a rischio, per non dire che può essere totalmente disintegrata, è rappresentato dai social network.

Non a caso nel giugno 2015 vi sono state non poche grane per il social “Facebook”, accusato in Belgio di avere effettuato un trattamento dei dati personali non sufficientemente sicuro e inidoneo a garantire la privacy. In particolare, sono stati evidenziati dei rischi nella procedura di “like”, che potrebbe portare ad una tracciabilità e memorizzazione dei dati non autorizzata.

Del resto questa non è l’unica grana del re dei social network, che successivamente ad una pronuncia della Corte UE non potrà più trasferire i dati raccolti in rete da cittadini europei verso gli Stati Uniti, che, ad avviso della Corte, non garantiscono adeguati livelli di protezione dei dati personali.

Ovviamente la sentenza di cui sopra non produrrà effetto nei soli confronti di Facebook, ma anche verso tutte quelle aziende che trasferiscono dati nei server situati negli Stati Uniti.

Tutto era cominciato con un ricorso avanzato da un cittadino austriaco dinanzi alle autorità nazionali, che riteneva violato il suo diritto alla privacy per il fatto che i suoi dati venissero inviati da Facebook oltreoceano senza adeguate garanzie.

Ciò che sembrava iniziato con una piccola azione si è ingigantito sempre più lungo il percorso, sino alla pronuncia della Corte che ha aderito alla posizione dell’avvocato generale, secondo cui i dati personali possono essere trasferiti dall’Europa soltanto verso paesi che ne garantiscono una protezione sufficiente e il sistema USA non è tra questi, trattandosi di un sistema che autorizza la conservazione dei dati in maniera indiscriminata, senza limitazioni, differenziazioni o eccezioni in funzione dell’obiettivo perseguito.

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