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Deindicizzazione e Rettifica dell'articolo giornalistico

 deindicizzazione cancellazione articolo sito internetIl diritto all’oblio non può essere invocato dal soggetto coinvolto in una vicenda giudiziaria, di interesse della collettività, quando sia passato solo un anno dalla verificazione dei fatti e non vi siano ancora state evoluzioni processuali in materia.

In questo caso infatti l’argomento resta ancora di attualità e la sua presenza negli archivi giornalistici soddisfa l’interesse pubblico e la libertà di ricerca, cronaca e di critica storica.


 A volte uno dei maggiori privilegi che si possa avere è quello di essere dimenticati. Quello di cadere nell’oblio senza che nessuno si ricordi più di noi, senza che nessuno possa collegare il nostro nome a un volto, a un fatto, a una spiacevole vicenda alla quale resteremo per sempre attaccati.

Un tempo le notizie erano contenute soltanto sulla carta stampata, su quei giornali che il giorno dopo avevano la sola funzione di essere utili per incartare le uova. Dopo due giorni quindi nessuno ricordava più cosa ci fosse scritto, le notizie erano già vecchie e, fatta eccezione per quei pochi studiosi che avevano un interesse specifico alla ricerca negli archivi di stampa, nessuno avrebbe più riletto quegli articoli.

Oggi è diverso.

Le testate giornalistiche hanno siti internet in cui pubblicano direttamente notizie e soprattutto tutti hanno archivi on line facilmente accessibili con un click.

È sufficiente attivare un motore di ricerca come Google per ripescare tutti i dettagli relativi a una storia, a un episodio specifico; anche a distanza di anni, di decenni.

In altri termini, i protagonisti di quelle storie continueranno ad esistere, ancorati per sempre a quella loro immagine fornita dal giornalista, dal narratore; un pò come gli attori di un film, che non invecchieranno mai, non subiranno cambiamenti, poiché chi ha visto la pellicola e continuerà a vederla successivamente cristallizzerà quell’immagine nella propria mente e la attribuirà per sempre a quell’attore.

Eppure si cambia e si ha diritto a non essere ricordati soltanto per un momento sconveniente della propria vita; si ha diritto ad essere dimenticati.

Si pensi a chi subisce un arresto per un reato contro la Pubblica Amministrazione, in pratica ciò che avviene quotidianamente nel nostro paese. Il giorno dell’arresto è tutto un clamore, interviste, foto, approfondimenti televisivi e giornalistici; notizie su notizie che una volta messe nero su bianco restano lì, anche dopo diverso tempo, a ricordare alla collettività chi era la persona accusata e di cosa si era presuntamente reso colpevole.

Non tutti però accettano di buon grado tale situazione.

C’è chi si ribella e combatte affinchè sia rispettato il diritto all’oblio.

Truffa ad Enti Locali e diritto di cronaca

Lo ha fatto il ricorrente che ha dato luogo al provvedimento in commento, presentando ricorso al Garante della privacy nei confronti di una Azienda Media, in qualità di editore del quotidiano “Il Cor***”, in riferimento a due articoli risalenti al 28 luglio 2013 e al 2 agosto 2013, relativi alla truffa perpetrata ai danni di diversi Enti locali, mediante false fidejussioni per un valore di 680 milioni di euro.

Un fatto gravissimo in cui il ricorrente era coinvolto e che giustamente era stato oggetto di approfondimento giornalistico ed era entrato a far parte dell’archivio on line della testata, per il quale egli chiedeva di adottare tutte le misure idonee ad evitare l’indicizzazione dell’articolo in questione tramite i comuni motori di ricerca; si chiedeva cioè che questo non comparisse on line.

Il ricorso al Garante Privacy contro l'Azienda

Il ricorrente in data 11 aprile 2014 si rivolgeva al Garante evidenziando il mancato rispetto da parte del resistente degli articoli 7 e 8 del Codice in materia di protezione dei dati personali, d. lgs. 196/2003, i quali contemplano, tra gli altri, il diritto dell’interessato a chiedere al responsabile di rettificare, cancellare o rendere non visibili i dati che lo riguardano.

Lesione della Reputazione

In particolare, il soggetto interessato sosteneva che le notizie riportate negli articoli sopra indicati, inserite nell’archivio consultabile on line, non apparivano rispettose della reale successione e contestualizzazione dei fatti accaduti, né tantomeno risultavano associate ad alcuna notizia successiva nell’evoluzione della vicenda giudiziaria; al contrario, esse risultavano lesive della reputazione, della riservatezza e dell’immagine del ricorrente.

Quest’ultimo portava inoltre all’attenzione del Garante le richieste già effettuate all'Azienda ai sensi degli articoli 7 e 8 del codice, affinchè venissero rettificati i dati e al contempo fosse rispettato il diritto all’oblio e venissero pertanto resi inaccessibili tali dati mediante i più comuni motori di ricerca; istanze rimaste prive di seguito.

A sua volta la società editrice affermava però di non aver mai ricevuto alcuna documentazione dal ricorrente, utile a dimostrare l’evoluzione della vicenda giudiziaria in questione in suo favore e quindi il venir meno dell’interesse della collettività a conoscere la notizia.

A tal proposito, mediante nota del 22 aprile 2014 inviata al Garante, la resistente di diceva disponibile sia all’aggiornamento della notizia pubblicata che alla deindicizzazione degli articoli in questione, ma solo a patto che l’interessato fornisse la documentazione necessaria a dare prova di un iter giudiziario favorevole.

Iniziava così un contraddittorio scritto tra le parti.

Con nota del 15 giugno 2014 il ricorrente, riscontrando quanto sopra, dichiarava che non vi era nessun nuovo elemento oggettivo emerso relativamente alla vicenda per la quale era balzato agli onori delle cronache.

Richiesta di deindicizzazione

Tuttavia, la richiesta di deindicizzazione trovava comunque giustificazione nel trascorrere del tempo; in attesa che il percorso della giustizia ordinaria faccia il suo corso, deve essere tutelata la privacy delle persone coinvolte, dovendo in questo caso prevalere il diritto all’oblio sui diritto all’informazione.

Del resto, secondo l’interessato, un intervento concreto dal parte dell’editore solo al termine della vicenda giudiziaria sarebbe risultato inutile e tardivo.

Lo scontro si concludeva con la nota depositata dall'Azienda il 27 giugno 2014, con cui si rilevava che gli articoli in oggetto davano notizia della vicenda penale che aveva coinvolto l’interessato, che per tali fatti era stato arrestato e sottoposto a misura cautelare personale per truffa ed altri reati a danno di pubbliche amministrazioni, nonché per associazione a delinquere.

Alla luce di ciò la resistente rivendicava un legittimo esercizio del diritto di cronaca giudiziaria, anche in virtù dell’interesse pubblico sotteso alla conoscenza di tali fatti; interesse che peraltro non si esaurisce con la pubblicazione della notizia, ma perdura nel tempo, essendo in questo caso ancora in corso l’iter giudiziario ed avendo quindi la collettività interesse a conoscerne gli esiti. 

La società editrice non aveva accolto le richieste dell’interessato proprio in ragione del poco tempo trascorso dai fatti, circa un anno, non sufficiente a rivendicare un diritto all’oblio, specie in virtù degli sviluppi che ancora si attendevano.

Veniva comunque ribadita la disponibilità alla pubblicazione di aggiornamenti e di dati nuovi, anche eventualmente forniti direttamente dall’interessato.

Il provvedimento del Garante e la motivazione

Il Garante della privacy si è trovato, come spesso gli è accaduto, a dover decidere sul bilanciamento tra il diritto all’oblio e il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero, in cui si ricomprende il diritto di cronaca, ma anche il diritto allo studio e all’informazione.

Va ricordato che il Codice prevede specifiche garanzie e cautele nei casi in cui il trattamento dei dati sia effettuato per i superiori scopi, arrivando ad escludere il necessario consenso dell’interessato, sempre che il trattamento avvenga però nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali e della dignità della persona, come chiarito dagli artt. 136 e ss. e 102 comma 2 lett. a) del Codice sulla privacy.

Ciò premesso, il Garante ha osservato come nel caso di specie il trattamento dei dati fosse stato effettuato per finalità giornalistiche, facendo riferimento a fatti di cronaca di interesse della collettività, nel rispetto dell’essenzialità dell’informazione.

L’inserimento degli articoli pubblicati sul sito internet on line dell’editore del quotidiano, è stato ritenuto perfettamente legittimo in quanto finalizzato a favorire la libera manifestazione del pensiero e segnatamente la libertà di ricerca, di cronaca e di critica storica. Alla luce di ciò, rientrando tale ipotesi nell’alveo applicativo dell’art. 136, non occorre consenso dell’interessato.Inoltre, non è risultato illecito neppure il perdurare della pubblicazione mediante l’inserimento degli articoli nell’archivio, essendo questi riferiti a fatti ancora suscettibili di evoluzione e sviluppi che la collettività ha interesse a conoscere.

Rigetto del ricorso

Sulla scorta dei superiori rilievi, il Garante ha rigettato il ricorso dell’interessato, tenuto conto del fatto che la notizia pubblicata faceva riferimento a un fatto non contestato che ha suscitato molto clamore, nonché in considerazione del non ampio lasso di tempo trascorso dai fatti, tale da non far ritenere ancora cessata l’opportunità di un’ampia e utile conoscibilità dei fatti in questione.

La linea di confine tra diritto ad essere dimenticati e voler nascondere le proprie malefatte è molto sottile.

È perfettamente comprensibile che una persona dopo molti anni voglia scrollarsi di dosso quell’etichetta che uno sbaglio gli ha causato, che non voglia più essere identificato solo per uno spiacevole episodio della vita, per quanto deprecabile.

Del resto, lo stesso art. 27 della Costituzione stabilisce che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, per cui all’esito della condanna è probabile che non esista più quella persona che anni prima era andata a processo. È molto probabile che esista una persona nuova, risocializzata, reinserita nei meccanismi della legalità, che non è giusto continuare a stigmatizzare per un episodio ormai lontano.

Chi di noi, anche senza alcuna condanna, può dire di essere la stessa persona di venti anni fa?

È su questo che si fonda il giustissimo diritto all’oblio.

Ma ciò non può diventare un velo dietro il quale nascondersi, il tappeto sotto cui celare tutta la polvere e non può essere invocato quando la ferita è ancora sanguinante.

Diritto all'oblio Intercettazioni

Il problema del bilanciamento tra vari diritti si pone anche in tema di pubblicazione delle intercettazioni.

Molti negli ultimi anni si sono chiesti quando finisca il diritto di cronaca e inizi una illegittima intrusione nella vita altrui.

Non vi è ancora una disciplina specifica ed organica che individui con precisione cosa può essere pubblicato e cosa invece deve essere sottratto al turbinio giornalistico.

Il faro guida, benchè ciò non avvenga spesso, dovrebbe essere rappresentato dall’interesse pubblico della vicenda; si dovrebbe cercare di filtrare soltanto quelle informazioni che realmente siano di interesse per la collettività e del singolo caso in esame, al di là del gossip.

Non è giusto vedere la propria vita privata, ossia tutto ciò che attiene alla propria sfera affettiva e di rapporti personali, un giornale, con la becera giustificazione di esercitare un diritto di cronaca. Relazioni clandestine, gusti sessuali, frequentazioni e adulteri non dovrebbero avere alcuna connotazione di interesse pubblico.

 

Provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali del 17-07-2014, n. 371

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