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Rimozione Completamento Automatico Google - Avvocato Trattamento Dati

Rimozione_completamento_automatico_google_-_Avvocato_Privacy.jpgSul ricorso di un ex terrorista di provvedere alla cancellazione dal web delle notizie che riportavano gli arresti e i fatti di cui si era reso protagonista negli anni Settanta e Ottanta, il Garante Privacy si esprime nel 2016 con la decisione n. 4988654 rigettando la richiesta di rimuovere i suggerimenti di ricerca visualizzati dalla funzione di “Completamento automatico” di Google in associazione al suo nominativo.

La decisione richiama la posizione pubblica del ricorrente e l’efferatezza dei crimini riportati come elementi contrari al riconoscimento dell’oblio e favorevoli invece al contrapposto diritto all’informazione e alla tutela della memoria storica del paese.

Memoria Storica coltivata dai Motori di ricerca: Gli anni di piombo

A cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, l’Italia attraversa un periodo buio che rimarrà inciso nella storia nazionale come gli anni di piombo.

Un appellativo che prende il nome dal ricorrente impiego di armi perpetrato dagli esponenti di estremismi politici che miravano ad imporre uno stato di terrore sovvertendo l’ordine democratico.

Germania e Italia in quel periodo condividono la quotidiana narrazione di eventi simili.

Una brillante regista tedesca trasforma le cronache del suo paese in un film di denuncia che intitolò, appunto, “Anni di piombo”, facendo penetrare nell’immaginario collettivo il richiamo alle pallottole e alla pesantezza del clima.

Diritto all'oblio per stragi ed attentati di matrice terroristica

Dietro ad apparenti ragioni ideologiche, si celano preparazioni di stragi ed attentati di matrice terroristica che condizionano lo svolgimento della vita sociale e politica di quegli anni e che finiscono per segnare indelebilmente la storia del Paese.

Magistrati, politici, giornalisti, tutti coloro che in qualche modo segnano l’indirizzo politico della nazione attraverso le rispettive professioni finiscono nel mirino dei terroristi.

A prescindere dalla loro appartenenza politica, poiché il terrorismo diviene trasversale, un’estremizzazione del dialogo politico che in quegli anni è comune sia alla destra che alla sinistra.

Da allora sono passati quarant’anni e molti degli artefici e dei fiancheggiatori di questo terrorismo interno hanno saldato i loro conti con la giustizia, hanno scontato lunghe detenzioni in carcere e una volta usciti hanno ridisegnato le loro esistenze, ma faticano a redimersi dall’immagine di criminale.

Riscattarsi da una immagine negativa sui motori di ricerca

Questo è quanto succede ad un cittadino italiano, protagonista di alcuni episodi criminosi di quel tempo.

Egli, dopo essere uscito dal carcere, ha intrapreso una onesta professione e ora è contento di vivere con i proventi del proprio lavoro.

Per questa ragione non riesce ad accettare di buon grado il fatto che, pur essendo trascorsi decenni da quando ha commesso alcuni reati gravi, anzi gravissimi poiché è stato condannato per omicidio, su internet il suo nome sia ancora associato agli anni di piombo e alle sue conseguenze sociali.

Tuttavia è indubbio che egli abbia contribuito in maniera determinante ad incrementare le vicende di quel periodo storico, come dimostra la gravità dei fatti che ha commesso ed il fatto che il suo nome compare ancora sui principali canali di informazione.

Diritto all'oblio condanna penale per omicidio 

Le più importanti testate giornalistiche, le agenzie di stampa, quando descrivono certi fatti riportano l’ex terrorista ora cittadino qualunque, come uno dei più noti esponenti ed accompagnano le descrizioni degli eventi alle molte sue fotografie scattate in quegli anni.

L’enciclopedia online Wikipedia gli ha dedicato una pagina monografica e ci sono studi condotti sulla sua presunta partecipazione ad un altro omicidio eccellente di quegli anni, sempre di matrice terroristica, che gli era stato attribuito e dal quale fu poi scagionato.

Uno studente universitario ha addirittura basato la propria tesi di laurea sull’ex terrorista, andando ad approfondire la sua personalità e le sue azioni.

Uno scrittore, che ha pubblicato un libro ricostruendo le tensioni sociali e politiche degli anni di piombo, ha dissertato per un intero capitolo sulla sua figura di terrorista di spicco.

Sul sito web della Camera dei deputati si trovano ancora caricati i documenti processuali di un processo per mafia nel quale egli rese alcune dichiarazioni importanti e, del resto, egli stesso non si trattiene dall’esternare le proprie convinzioni politiche, prestando i propri contenuti ad un blog.

Rimozione dati di completamento automatico Google

A fronte del diniego di Google di rimuovere quanto richiesto ex art. 7 d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, il ricorrente adiva il Garante per la protezione dei dati sensibili al fine di ottenere il provvedimento, che veniva emanato in data 31 marzo 2016 dopo l’esame dei documenti e le audizioni delle parti.

Il ricorrente chiede giudizialmente la rimozione dei dati di completamento automatico di Google e la deindicizzazione degli URL.

MA che cosa sono i completamenti automatici sul motore di ricerca?

I completamenti automatici mostrano agli utenti query utili mentre stanno digitando. Ad esempio, con i completamenti automatici attivati, quando un utente inizia a digitare "ta" nel tuo motore di ricerca, potrebbe visualizzare completamenti automatici come "taverna" o "tappeto". 

Il ricorrente chiede formalmente a Google di rimuovere 12 Url e relativi snippet e i suggerimenti di ricerca del "Completamento automatico" associati al proprio nome e cognome, nonché la refusione delle spese del presente procedimento.

Google nega i presupposti del diritto all’oblio affermando il preponderante interesse pubblico.

Considerata l’efferatezza dei crimini riportati dalla notizia ed il rilevante ruolo pubblico del ricorrente, Google non ritiene che possano essere applicati i criteri delineati con la sentenza Costeja Gonzalez e non vi siano gli estremi per assecondare la richiesta di rimozione degli URL.

Google elimina il riempimento automatico

In via preliminare il Garante rileva che uno degli URL contestati nel ricorso non è più indicizzato in quanto l’archivio che lo contiene è divenuto fruibile solo a pagamento; inoltre, i suggerimenti di ricerca visualizzati dalla funzione di "Completamento automatico" in associazione al nominativo del ricorrente sono stati rimossi da Google.

Quanto alla richiesta di rimuovere e deindicizzare i restanti undici URL contestati dal ricorrente, il Garante valuta la richiesta di rimozione in base ai criteri generali contenuti nelle Linee Guida del Gruppo di lavoro "Articolo 29" che indicano quando può essere riconosciuto il diritto all’oblio.

Decorso del tempo criterio per il diritto all'oblio

Il Garante rileva dunque che elemento costitutivo del diritto all'oblio è il tempo che trascorre dopo il verificarsi dei fatti di cui parlano le notizie restituite come risultato dai motori di ricerca, poiché in generale trascorso un certo periodo l’interesse pubblico a conoscere la notizia si affievolisce.

L’eccezione è rappresentata dalla gravità dei fatti cui si riferiscono le notizie, poiché in tal caso, le richieste di deindicizzare vicende giudiziarie relative a reati gravi vanno valutate caso per caso con maggior rigore e minor favore dalle singole Autorità di protezione dei dati operanti negli Stati membri.

Nella fattispecie esaminata dal Garante, le informazioni restituite da Google digitando il nome e il cognome dell’interessato riguardano reati di stampo terroristico ed eversivo dell'ordine democratico commessi dal ricorrente in veste di protagonista di spicco degli anni di piombo, i cui resoconti continuano ad essere riportati dalle principali testate di informazione, online e cartacee.

fatti sono troppo gravi per essere dimenticati dalla collettività  

Il periodo di tempo trascorso dai fatti non consente dunque al Garante di ravvisare un elemento costitutivo del diritto all’oblio – e conseguentemente di ordinare la rimozione degli URL e la loro deindicizzazione - proprio in quanto l’attenzione pubblica a conoscere quel periodo della storia italiana è ancora molto attuale ed i fatti commessi dal ricorrente e riportati dagli URL, sono di particolare gravità secondo i parametri delle Linee Guida WPA 29, tanto che egli continua a pagarne le conseguenze, pur avendo espiato la pena inflitta, a causa dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Il difficile bilanciamento tra diritto ad essere dimenticati e diritto di non dimenticare

Alla base delle richieste di procedere alla rimozione e alla deindicizzazione di contenuti lesivi della propria dignità, rivolte al Garante come Autorità interna deputata alla protezione dei dati personali, vi è uno storico precedente dato dalla famosa sentenza Google v. Costeja Gonzalez con la quale la Corte di Giustizia europea ha ufficialmente decretato l’ingresso del diritto all’oblio nel panorama giurisprudenziale internazionale.

La naturale evoluzione di questo concetto è data dal Gruppo di lavoro “Articolo 29” che ha tracciato alcune linee guida per orientare i giudici nazionali nella corretta applicazione delle richieste di assicurare tutela.

Il decorso del tempo da un lato e l’interesse pubblico dall’altro rappresentano gli estremi entro i quali si inserisce il diritto all’oblio, al quale, secondo le interpretazioni costanti della giurisprudenza, non può cedere il passo la memoria storica di un paese che si compone di fatti rilevanti che ne hanno segnato lo sviluppo nel bene e nel male.

L’ex brigatista lombardo non può essere dimenticato, per ora

È recente un caso molto simile, dalla identica conclusione.

Nel 1998 un quotidiano locale della provincia lombarda pubblica un articolo relativo al ritrovamento di un arsenale di armi appartenente alle Brigate Rosse. Nell’articolo sono contenute fotografie e riferimenti personali ad un ex brigatista, oltre ad una intervista che egli sostiene di non aver mai rilasciato.

La Cassazione gli ha però negato il diritto di essere dimenticato, poiché un’esistenza così radicata nella storia italiana è destinata a rimanere per sempre impressa nella memoria collettiva.

 

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