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Diffamazione, Opinione Pubblica e Diritto all'oblio

Il Diritto all'Oblio cede di fronte al diritto di cronaca solo qualora l'informazione è supportata da un interesse pubblico.

La sentenza Cassazione civile 38747/2017 non riconosce il diritto all’oblio a Vittorio Emanuele di Savoia.

Con la sentenza n. 38747 del 22 giugno 2017, la Corte di Cassazione, Sezione V, in seguito al ricorso proposto da Vittorio Emanuele di Savoia contro la sentenza della Corte di Appello di Milano, ha confermato l'assoluzione dei due giornalisti di Repubblica imputati di diffamazione, per un articolo dove si riportava alla luce una vecchia vicenda giudiziaria che lo aveva visto coinvolto. La Corte di cassazione ha altresì enunciato il principio secondo cui il diritto all’oblio si deve confrontare con il diritto della collettività ad essere informata e aggiornata su fatti idonei a formare la pubblica opinione, anche quando ne derivi un discredito per il titolare del diritto.

L’omicidio di Dirk Hamer

Nel 1978 Vittorio Emanuele di Savoia rimane coinvolto nell’omicidio di un giovane turista tedesco che come il nobile piemontese stava trascorrendo le vacanze sull’Isola di Cavallo, in Corsica.

È la notte tra il 17 e il 18 agosto e al largo delle coste dell’Isola corsa si trova l’imbarcazione che ospita la famiglia Hamer, tra cui DirkGeerdHamer, uno studente tedesco di appena diciannove anni che si sta godendo gli ultimi giorni di vacanza al mare prima del rientro in Germania.

DirkHamer è coricato nella sua cuccetta e sta dormendo, quando all’improvviso un proiettile penetra nel fianco della barca e si conficca nella sua gamba.

Il giovane comincia a perdere molto sangue e i soccorsi, a causa dell’orario notturno e della posizione in alto mare, non riescono a raggiungere lo sventurato prima di quattro ore. Il proiettile provoca al ragazzo danni irreparabili alla gamba che lo condurranno alla morte nel dicembre successivo, dopo mesi di atroce agonia.

Nella stessa notte una festa sull’Isola di Cavallo si trasforma in sparatoria

La cronaca dei fatti riporta che nella stessa notte sull’Isola di Cavallo, nella magione di un miliardario, si sta svolgendo una festa dai toni accesi. Nella concitazione alcuni degli invitati sottraggono un gommone appartenente a Vittorio Emanuele di Savoia, il quale esplode due colpi di carabina in direzione del mare nel tentativo di sventare il furto.

Il Tribunale francese non giudica sull’omicidio volontario, ma sul porto abusivo d’armi

Messa in relazione la sparatoria con l’incidente a DirkHamer, la gendarmeria francese apre un’inchiesta ma prima ancora che le autorità francesi riescano a perquisirla, la barca dove dormiva il ragazzo viene fatta smantellare in Sardegna.

Poiché il proiettile rinvenuto nel corpo del ragazzo non coincide con quelli dell’unica arma legittimamente dichiarata dal nobile, in assenza di prove contrarie il Tribunale di Parigi assolve Vittorio Emanuele di Savoia dall’accusa di omicidio volontario, condannandolo per il solo porto abusivo d’armi.

La detenzione di Vittorio Emanuele di Savoia nel carcere di Potenza e le intercettazioni

Passano gli anni e tutto sembrerebbe tornato a tacere ma il principe sale nuovamente agli onori delle cronache per un’altra vicenda giudiziaria, che lo costringe a scontare un periodo di detenzione nel carcere di Potenza.

Egli, ignaro che gli inquirenti hanno posizionato microspie per poter intercettare conversazioni utili ai fini delle indagini, si lascia andare in cella ad una involontaria confessione (“Anche se avevo torto... devo dire che li ho fregati. È davvero eccezionale: venti testimoni, e si sono affacciate tante di quelle personalità importanti. Ero sicuro di vincere. Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era steso, passando attraverso la carlinga”).

La videoregistrazione della conversazione viene resa pubblica, sia in rete che su carta stampata, e questo non ha contribuito certo ad allentare, nell’opinione pubblica, il ricordo di un fatto così eclatante che vide protagonista nientemeno che l’erede al trono dell’ultimo re d’Italia.

Querela per diffamazione 

Nel 2017 un giornalista del quotidiano La Repubblica, commentando la cerimonia inaugurale della reggia di Venaria descrisse l’invitato Vittorio Emanuele di Savoia come quello che usò con disinvoltura il fucile all’isola di Cavallo, uccidendo un uomo. Una frase che non è passata inosservata all’interessato che non ha pensato due volte a sedersi di nuovo in Tribunale ma questa volta nei panni della persona offesa.

Dal Tribunale di Milano alla Cassazione a Roma

Il Tribunale di Milano condanna Maurizio Crosetti ed Ezio Mauro per il reato ex art. 595 cp e, il secondo, anche per il reato ex art. 57 cp. La Corte di Appello di Milano assolve i due imputati perché il fatto non sussiste essendo stato correttamente esercitato il diritto di cronaca. Vittorio Emanuele di Savoia propone ricorso per cassazione. La Corte di cassazione rigetta il ricorso e conferma la sentenza di secondo grado, condannando il ricorrente alla rifusione delle spese processuali.

Il Procuratore Generale della Repubblica conclude per il rigetto del ricorso. L’avvocato difensore degli imputati chiede l’inammissibilità del ricorso mentre il ricorrente affida l’impugnazione a tre motivi.

Il diritto di Cronaca contro la Diffamazione

Vengono contestati la violazione dell’art. 51 cp e mancanza e manifesta illogicità della motivazione con cui è stata affermata la ricorrenza del diritto di cronaca; erronea interpretazione dell’art. 595 cp e vizio di motivazione per l’esclusione della natura diffamatoria delle affermazioni; violazione dell’art. 129 cpc e vizio di motivazione per la prevalenza della formula assolutoria nel merito rispetto alla dichiarazione di improcedibilità per prescrizione.

La Cassazione esclude la diffamazione

La Cassazione, concludendo per il rigetto del ricorso, ricostruisce l’iter logico-giuridico seguito dalla Corte di Appello di Milano per confermarne la decisione.

Secondo quanto ritenuto dai giudici di secondo grado, i due imputati andavano assolti poiché il giornalista si è limitato a descrivere un fatto storicamente accaduto, ovvero l’uccisione di un uomo, non smentito dalla pronuncia delle autorità francesi. La sentenza resa dal Tribunale di Parigi, infatti, esclude l’omicidio volontario del giovane Hamer ma reca la condanna di Vittorio Emanuele di Savoia per detenzione e porto abusivo di arma da fuoco.

La Corte di Appello di Milano, ricostruisce la Cassazione, rileva che l’articolo non attribuisce a Vittorio Emanuele di Savoia l’omicidio volontario, ma un’imprudenza nell’utilizzo di un’arma da fuoco come del resto confermato dallo stesso nel corso delle dichiarazioni oggetto di intercettazione ambientale nella casa circondariale di Potenza.

Il concetto di Continenza dell'informazione

Quanto al primo motivo di ricorso, la Cassazione passa al vaglio le doglianze del ricorrente racchiuse nella mancanza delle condizioni per il riconoscimento della scriminante del diritto di cronaca.

Innanzitutto la mancanza di continenza data dall’accostamento del termine “disinvoltura” al concetto di omicidio, che negherebbe la moderazione delle modalità espressive; la mancanza di un interesse pubblico attuale all’informazione e la violazione del diritto alla riservatezza, data dall’evocazione di un fatto risalente a quasi trent’anni prima; l’attribuzione di un fatto di rilevanza penale da cui il ricorrente è stato assolto giudizialmente.

Il diritto all’oblio deve confrontarsi con il diritto della collettività ad essere informata

La Corte di Cassazione, rilevata preliminarmente la mancata proposizione della questione davanti alla Corte di Appello, deduce che l’utilizzo del termine “disinvolto” non è eccessivo, ritenendo che descriva precisamente e moderatamente un fatto ricondotto a Vittorio Emanuele di Savoia a titolo di colpa, e nega che ciò possa costituire uno screditamento della persona quanto piuttosto la semplice riconduzione di una condotta ad un evento senza nessuna connotazione illecita.

Inoltre, la rilevanza pubblica della notizia è data dal fatto che Vittorio Emanuele di Savoia, discendente dell’ultimo re d’Italia, aveva partecipato alla inaugurazione pubblica della reggia di Venaria ed era appena reduce da altre disavventure giudiziarie finite sulle pagine di tutti i quotidiani.

A tale proposito, la Cassazione enuncia il principio di diritto per cui il diritto all’oblio dell’individuo deve confrontarsi con il diritto della collettività ad essere informata e aggiornata su fatti che possano fondare i convincimenti, anche quando ciò comporti discredito per l’individuo.

Il giornalista de La Repubblica non ha affermato alcuna falsità ma si è riferito a fatti storici

Quanto al terzo motivo, la notizia non è ritenuta falsa e quindi non presenta profili diffamatori poiché a Vittorio Emanuele di Savoia non è attribuito un omicidio volontario.

Inoltre, gli indizi esaminati come la sentenza francese e le intercettazioni, validi nei limiti di utilizzazione compiuti dalla Corte di Appello, consentono di escludere da un lato la volontarietà dell’omicidio, ma non, dall’altro, di escludere una qualsiasi responsabilità di Vittorio Emanuele nell’evento morte di DirkHamer, avendo il primo preso parte ad una sparatoria dalla quale partì il colpo letale.

Infine, il terzo motivo viene ritenuto inammissibile poiché in presenza della parte civile, la Corte di Appello è tenuta a decidere sia sui capi di condanna penale che di condanna civile nonostante il decorso del termine prescrizionale.

Interesse pubblico della notizia

La Cassazione torna a pronunciarsi sul diritto all’oblio in relazione al diritto di cronaca giornalistica, statuendo che la salvaguardia del riserbo su un fatto privato deve cedere il passo all’interesse pubblico a conoscere la notizia, e al diritto della collettività ad essere informata.

Cancellazione delle Notizie Obsolete

Il Codice della Privacy protegge il diritto dell’interessato a veder cancellata la notizia di dominio pubblico trascorso un lasso di tempo sufficiente a rendere la notizia obsoleta o eccessiva rispetto agli scopi (informativi) per i quali era stata conservata.

Ciò non è stato ritenuto nel caso in esame, nel quale la vicenda della morte del giovane era tornata attuale a distanza di anni con la pubblicazione delle videoregistrazioni di Vittorio Emanuele di Savoia, personaggio con un profilo volutamente pubblico e quindi maggiormente esposto all’esposizione mediatica.

Il diritto all’oblio non nasce da una norma specifica ma è un concetto di origine giurisprudenziale elaborato non solo dalla Cassazione, ma anche dalle pronunce delle Autorità Garanti, italiane ed europee.

Recentemente, e in precedenza alla sentenza in esame, la Corte di Cassazione si è pronunciata con la sentenza n. 13161 del 24 giugno 2016 affermando che non risponde al principio dell’essenzialità la notizia che permane in rete anche dopo la diffida alla rimozione e fino al completamento della procedura di deindicizzazione dal motore di ricerca, ed il relativo danno subito dall’interessato nel corrispondente lasso di tempo fa maturare il diritto al risarcimento del danno.

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