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Profili giuridici del pilotaggio di Droni - Sapr

Profili giuridici del pilotaggio di DroniAl fine di comprendere in cosa consiste questa nuova tecnologia che sta trovando anche nel nostro paese uno spazio sempre più ampio, si deve anzitutto fare un breve cenno allo scopo originario dei droni e al loro primario utilizzo.

Si tratta di robot con limitate capacità decisionali che possono essere comandati anche a distanza, come nel caso dei cosiddetti APR, Aeromobili a pilotaggio remoto, e SAPR, sistema aeromobile a pilotaggio remoto, che in un primo momento hanno trovato un’utilizzazione prettamente bellica, per il pattugliamento e l’incursione aerea a corto, medio e lungo raggio; impiegati sia dalle forze USA e UK che da altri paesi come l’Iraq e l’Afghanistan.

Questo l’utilizzo originario di tali meccanismi, i quali in breve tempo hanno però trovato un’enorme diffusione anche al di fuori dei contesti per cui erano stati pensati, giungendo addirittura a fruitori privati che hanno oggi la possibilità di acquistarli a prezzi decisamente accessibili per gli appassionati degli strumenti a pilotaggio remoto e della fotografia aerea.

L’articolo 743 del Codice della Navigazione “Nozione di aeromobile”, come emendato dal decreto legislativo 9 maggio 2005 n. 96, li individua nei mezzi aerei a pilotaggio remoto, definiti come tali dalle leggi speciali, dai regolamenti dell’ENAC e, per quelli militari, dai decreti del Ministero della difesa. Le distinzioni degli aeromobili, secondo le loro caratteristiche tecniche e secondo il loro impiego, sono stabilite dall'ENAC con propri regolamenti e, comunque, dalla normativa speciale in materia”.

Tecnicamente si tratta di velivoli multimotori, dei quali possono esser fatti diversi utilizzi, dallo scopo ludico alle applicazioni professionali quali riprese video aeree, rilevamenti, controllo del territorio, ricerche e molto altro. A seconda del numero dei motori, si possono avere strutture più o meno potenti, in grado di alloggiare videocamere con supporti di stabilizzazione video, a cui potranno essere aggiunti sistemi di trasmissione per ricevere a terra in tempo reale le immagini catturate.

In altri termini questi consistono in semplici aeromodelli a pilotaggio remoto, in cui vi è una persona che ne indirizza da terra il volo (c.d. aeromodellista o pilota), sotto il cui controllo visivo il drone resta e si muove.

A seconda delle forme e delle dimensioni dei droni, possiamo distinguere tre diverse categorie di velivoli, ossia quelli con struttura ad eliche, quelli con struttura planare e, infine, gli ibridi.

La prima categoria di droni si caratterizza per la presenza di due o più eliche montate su bracci estraibili, che consentono al velivolo di comportarsi come un elicottero, restando fermo in aria ed effettuando virate improvvise e repentine, nonché di volare in direzione obliqua.

Diversamente, i droni con struttura planare, per forma e modalità di volo, si avvicinano maggiormente agli aeroplani più che agli elicotteri, in ragione anzitutto della presenza di ali al posto delle eliche; questi sono in grado di percorrere distanze di media lunghezza, sfruttando i flussi d’aria e le correnti.

Infine vi sono gli ibridi, che mostrano le strutture più complesse in quanto sono stati pensati sia per volare che per muoversi sul terreno, essendo dotati anche di due o quattro ruote motrici che gli consentono di eseguire anche piccoli salti, così da poter superare eventuali piccoli ostacoli.

L'utilizzo dei droni nel settore forense

Senz’altro le potenzialità di tali strumenti sono enormi, anche per l’utilizzo civile. Basti pensare alla necessità di controllo del territorio per il perseguimento degli abusi edilizi, di controllo della criminalità o all’utilità che questi possono avere nella ricerca di persone disperse in occasione di calamità naturali o in caso di sequestro.

La diffusione a livelli civile di tali tecnologie è peraltro recentissima, ragion per cui quotidianamente assistiamo all’ampliamento delle ipotesi in cui si utilizzano i droni.

In primo luogo, si sta ricorrendo sempre più all’uso dei velivoli a pilotaggio remoto nell’ambito delle forze di polizia per il tracciamento e la sicurezza; questi sono invero impiegati per il monitoraggio delle attività della criminalità organizzata, specie per l’individuazione di piantagioni di droga che, anche se di piccole dimensioni, sono facilmente identificabili mediante fotorilevamenti eseguiti dall’alto, risultando particolarmente utili i questo caso i droni con struttura ad eliche che hanno la possibilità di scattare delle foto da fermi, trattandosi come detto di velivoli simili a piccoli elicotteri.

Va segnalata, nell’ambito dell’uso ai fini della sicurezza civile, un’ulteriore utilizzazione degli aeromobili, i quali dal 2011 vengono impiegati da Stati Uniti e Messico per il controllo dei flussi migratori clandestini. Non si può escludere che tali metodi saranno nel breve periodo adottati anche nell’Unione Europea, fatte le opportune valutazioni in ordine alla salvaguardia dei diritti umani.

La possibilità di ricorrere agli aeromobili a pilotaggio remoto risulta altresì di fondamentale importanza ai fini del monitoraggio ambientale e architettonico: per l’osservazione dall’alto di aree verdi non raggiungibili da terra, così come per la verifica delle strutture architettoniche, ad esempio successivamente ad un terremoto e, come già precedentemente detto, per la ricerca di persone disperse in occasione di calamità naturali.

La nuova tecnologia dei droni viene poi utilizzata sia per le attività di telerilevamento che per quelle delle riprese video.

Nel primo caso sia ha una raccolta di dati qualitativi e quantitativi di un determinato territorio, che vengono raccolti mediante l’analisi della radiazione elettromagnetica emessa o riflessa, captata mediante speciali sensori di cui l’aeromobile viene dotato. Tale attività può essere destinata agli scopi più svariati: dall’analisi delle colture al rilevamento di agenti inquinanti e così via.

Nel secondo caso, l’utilizzo ai fini delle riprese video, lo scopo è meno rilevante per la salute della comunità ma molto più importante per il suo intrattenimento. Le riprese dall’alto possono infatti rappresentare un hobby del singolo ma anche essere utilizzate al livello professionale, ad esempio nell’industria cinematografica.

Chiarita la natura e le funzioni della nuova tecnologia dei velivoli a pilotaggio remoto, vanno evidenziate le problematiche giuridiche connesse all’utilizzo di meccanismi robotici idonei a catturare immagini dall’alto.

E infatti, come ogni nuova introduzione tecnologica, questa rischia di confliggere con la tutela di alcuni diritti che trovano riconoscimento nel nostro ordinamento, quale, in primis, il diritto alla riservatezza, c.d. privacy, ragion per cui si è sin da subito avvertito il bisogno di regolamentare l’utilizzo di tali velivoli radiocomandati, sia sotto il profilo delle modalità di volo che del profilo dell’utilizzazione delle immagini captate e registrate.

La distinzione tra il pilota professionista e il pilota per hobby: profili di responsabilità

Allorché si affronta la questione relativa alle responsabilità in cui può incorrere chi fa utilizzo dei droni e alla disciplina applicabile, è indispensabile una prima distinzione, concernente lo scopo per il quale l’aeromobile viene utilizzato.

La regolamentazione sarà infatti differente a seconda che il soggetto che ha il controllo del velivolo da terra, si appresti a tale attività per mero scopo ricreativo ovvero per scopi professionali, diversificandosi nei due casi le modalità di volo e la struttura tecnica consentita per gli aeromobili.

Tale distinzione è rintracciabile nel Regolamento Enac, che rappresenta nel settore dei droni una fonte di rango secondario formalmente amministrativa e sostanzialmente normativa, la quale, nel rispetto del principio di legalità, ossia in conformità alla legge, pone una disciplina del nuovo settore di volo, delineando, anche in chiave futura, la figura del pilota di aeromobili.

All’art. 23 il suddetto Regolamento fornisce le linee guida per il volo degli aeromodelli, specificando anzitutto la necessità che l’aeromodellista ha la responsabilità di usare il mezzo in modo che questo non possa arrecare rischi a persone o beni a terra o ad altri utilizzatori ed è inoltre tenuto a dare la precedenza in volo a tutti, ad evitare collisioni e a mantenersi a distanza da ostacoli.

La norma distingue poi a seconda che il velivolo abbia una massa inferiore o superiore ai 25 kg, prevedendo una diversa disciplina per il volo, che, nel primo caso, potrà avvenire nelle ore di luce diurna in cui l’eromodellista possa mantenere un contatto visivo col mezzo senza l’aiuto di dispositivi ottici, in aree non popolate, con volo di raggio massimo di 200 mt e di altezza di 70 mt, restando sempre ad una distanza di almeno 8 km dai perimetri aeroportuali e dai relativi sentieri di avvicinamento e decollo; nel secondo caso, invece, si potrà esercitare l’attività di volo in aree a ciò preposte dall’Enac, sempre nelle ore di luce diurna, sino ad un’altezza massima che assicuri comunque il contatto visivo con il mezzo.

L’idoneità tecnica dei velivoli con massa uguale o inferiore ai 25 kg può essere autocertificata, intervenendo Enac solo in caso di autorizzazione per operazioni critiche, mentre per i SAPR di peso superiore ai 25 kg è sempre prevista una certificazione del mezzo e un’autorizzazione all’operatore aereo, indipendentemente dalla criticità del volo.

Tale normativa non si applica al volo interno.

Diversamente, ove si voglia fare del velivolo un utilizzo professionale o commerciale e svolgere delle operazioni specializzate (lavoro aereo), sarà indispensabile essere iscritti nell’elenco degli operatori Enac e aver conseguito le prescritte certificazioni ed autorizzazioni.

Va tuttavia segnalata una certa confusione nelle operazioni preliminari alla guida di un drone; confusione che, fortunatamente, sta pian piano svanendo grazie all’intervento di una sempre più puntuale regolamentazione.

Chi decide di iniziare a dilettarsi o a lavorare con i velivoli a pilotaggio remoto deve essere, tuttavia, pienamente cosciente e consapevole delle responsabilità in cui può incorrere, sia sotto il profilo penalistico che sotto il profilo civilistico.

Il volo aereo di un SAPR può infatti integrare diverse tipologie di illecito, potendo confliggere con la tutela della privacy delle persone oggetto di riprese, dando luogo a una violazione dell’art. 15 Codice della privacy e dell’art. 615 bis del codice penale.

La responsabilità penale: il delitto di interferenza illecita nella vita privata

Il reato in oggetto è previsto e sanzionato dall’art. 615 bis del codice penale, il quale statuisce la pena della reclusione da sei mesi a quattro anni per chi, tramite l’utilizzo di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procuri indebitamente immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi di cui all’art. 614 c.p., ossia nell’abitazione o in altro luogo di privata dimora.

La stessa pena è prevista la secondo comma della norma per chi, mediante qualunque mezzo di informazione al pubblico, riveli o diffonda le notizie o le immagini ottenute secondo le modalità sopra indicate.

Infine, la pena è aumentata, da uno a cinque anni di reclusione, nel caso in cui a commettere il reato sia un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, che abbia agito con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi eserciti abusivamente la professione di investigatore privato.

In quest’ultima ipotesi, il reato è procedibile d’ufficio, essendo invece per i casi di cui al primo e al secondo comma della norma procedibile a querela di parte, quindi soltanto in caso in cui vi sia la volontà della persona offesa che tale delitto venga perseguito, volontà manifestata entro tre mesi dallo svolgimento dei fatti di reato.

Con la previsione di tale fattispecie si è evidentemente inteso reprimere le incursioni abusive nella vita altrui, attesa la volontà del legislatore di tutelare i diritti fondamentali di cui all’art. 14 della Costituzione.

Possiamo individuare l’elemento oggettivo del reato nella captazione di immagini relative a tutto ciò che attiene alla vita privata di qualcuno nei luoghi di privata dimora, di cui l’ordinamento tutela la riservatezza.

Per ciò che attiene invece all’elemento psicologico, ad avviso della giurisprudenza prevalente, è sufficiente per la consumazione del reato il dolo generico, ossia l’intenzione dell’agente di procurarsi immagini della vita privata altrui, senza che sia ritenuto rilevante lo scopo per il quale l’autore del fatto abbia effettuato la captazione.

In relazione alla configurazione del delitto di interferenza illecita nella vita privata mediante l’utilizzo dei velivoli a pilotaggio remoto, va segnalata l’assenza di pronunce giurisprudenziali che abbiano affrontato nello specifico tale argomento, vista ovviamente la recentissima diffusione dell’utilizzo civile di tali apparecchiature.

Tuttavia, in ordine alla cattura di immagini relative alla vita privata altrui, la Corte di Cassazione ha comunque avuto modo di pronunciarsi su casi simili che presentano molte analogie con la tecnologia aerea dei droni: la captazione mediante strumenti tecnologici come le macchine fotografiche.

A tal proposito, con sentenza n. 47165 del 2010, la Suprema Corte ha affermato la sussistenza del reato di cui all’art. 615 bis c.p. ogni qualvolta per ottenere le immagini siano state superate le barriere che altrimenti ne avrebbero impedito la visione; pertanto, sono da considerarsi illecite le riprese effettuate mediante sistemi idonei a superare i normali ostacoli che impediscono di intromettersi nella vita privata altrui.

A fronte di ciò, dando una lettura che tenga conto delle caratteristiche tecniche dei SAPR, non si può che addivenire all’affermazione per cui tale pronuncia è senz’altro applicabile anche a questi ultimi, non essendoci alcun dubbio sulla loro idoneità a superare le barriere della vista poste a tutela della riservatezza.

Tuttavia, come affermato dalla Corte, le riprese non configurano reato nei casi in cui siano relative a luoghi visibili da tutti, senza tentativi di rimuovere gli ostacoli, in cui le persone riprese sono da considerarsi parte integrante nel paesaggio, in quanto necessariamente consapevoli dell’esposizione.

Modalità e luoghi per effettuare le riprese

L’utilizzo dei droni può dar luogo non soltanto a responsabilità penale, ove siano integrati tutti gli elementi sopra analizzati per la sussistenza del reato, ma anche a responsabilità civile, laddove vengano acquisite e diffuse immagini in violazione del codice della privacy, approvato nel 2003 con D. Lgs n. 196.

Anzitutto è però necessaria la preliminare individuazione dell’ambito applicativo del suddetto Codice, il quale all’art. 5, punto 3, stabilisce che il trattamento dei dati personali effettuato da persone fisiche per fini esclusivamente personali è soggetto all’applicazione del Codice sulla privacy solo se i dati sono destinati ad una comunicazione sistematica o alla diffusione.

Ciò significa che i dati acquisiti dalle persone ad uso privato non sono suscettibili di applicazione della disciplina della riservatezza, salvo il caso in cui siano destinate ad un utilizzo di comunicazione sistemica o alla diffusione. Quest’ultima sussiste soltanto nell’ipotesi in cui i destinatari delle informazioni, in questo caso di dati personali altrui, sono indeterminati poiché, nel caso in cui le informazioni dovessero avere un destinatario ben individuato, non potrebbe parlarsi di diffusione bensì di mera comunicazione, esclusa dall’applicabilità delle norme codicistiche.

In altri termini, ove le immagini captate con il velivolo pilotato da un privato siano poi da quest’ultimo trasferite ad un suo amico, non sussisterebbe diffusione ma soltanto comunicazione e, di conseguenza, non troverebbe applicazione il codice per la tutela dei dati personali.

Così come la normativa sulla privacy non si applica ogni qualvolta si faccia un uso delle immagini prettamente personale, ogni volta in cui queste ultime siano destinate a soddisfare esigenze culturali o di svago.

Nella realizzazione delle riprese è inoltre necessario il rispetto di determinate disposizioni, in quanto, oltre al divieto di captazione e diffusione di immagini catturate nei luoghi di privata dimora, che sono espressamente vietate dal succitato art. 615 bis c.c., si impone il rispetto di altre disposizioni normative.

Anzitutto la raccolta di immagini deve avvenire compatibilmente con gli interessi e i diritti tutelati dall’ordinamento, in primo luogo il diritto all’immagine di cui all’art. 10 del codice civile, il quale dispone che qualora l'immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l'esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l'autorità giudiziaria, su richiesta dell'interessato, può disporre che cessi l'abuso, salvo il risarcimento dei danni.

Risarcimento danni ex articoli 15 codice della privacy e 2050 c.c.

Laddove un soggetto ritenga che, mediante l’utilizzo dei velivoli a pilotaggio remoto, si sia leso il suo diritto ad un corretto trattamento dei dati personali, contemplato e riconosciuto dall’art. 15 del codice della privacy, potrà adire le vie legali per il ristoro del nocumento subito con l'assistenza di un Avvocato Civilista.

La superiore norma a sua volta opera il richiamo all’art. 2050 c.c., che statuisce l’obbligo di risarcire il danno di chi, svolgendo un’attività pericolosa per sua natura o per i mezzi utilizzati, cagiona un danno ad altri, salvo che non provi di aver adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno.

Il danneggiante dovrà quindi provare di aver fatto il possibile per evitare la produzione di un danno, con conseguente inversione in giudizio dell’onere della prova.

Il danno, secondo quanto affermato dalla costante giurisprudenza, per poter essere risarcito dovrà travalicare la soglia minima di tollerabilità. In altri termini, affinché possa parlarsi di nocumento da ristorare è necessario che l’incursione nella vita privata altrui superi quella minima tollerabilità che l’ordinamento impone.

I regolamenti Enac

La necessità di una regolamentazione della nuova tecnologia degli aeromodelli e dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto ha condotto l’Ente nazionale dell’aviazione civile a emanare un regolamento che disciplinasse la materia, sopra citato.

Va ricordato che la portata giuridica e l’efficacia del regolamento pongono questo tipo di fonte normativa nel gradino immediatamente inferiore alla legge formale.

Ciò significa che i regolamenti della pubblica amministrazione rappresentano una fonte normativa di secondo grado e la loro validità è subordinata al rispetto delle fonti di grado primario, tra cui rientrano la legge e i decreti legislativi. In altre parole, questi sono tenuti al rispetto del principio di legalità, in nessun caso potranno essere contrari a quanto stabilito dalle fonti primarie.

Il Regolamento Enac pertanto, così come gli altri, rappresenta una specificazione della normativa di dettaglio che si rende necessaria per la tecnicità della materia.

È evidente come, ogni qualvolta occorra una disciplina dettagliata afferente ad un argomento tecnico si debba intervenire con regolamento della competente amministrazione, non potendo il legislatore, attraverso leggi formali, disciplinare specificatamente l’argomento.

Le circolari, atti di regolamentazione del volo di aeromobili

Si tratta di atti che incidono sulla regolamentazione di una materia, ivi compresa quella del volo di aeromobili.

La giurisprudenza ha infatti recentemente superato la precedente posizione per cui le circolari venivano ritenute atti non aventi carattere normativo e non aventi rilievo esterno, con cui la pubblica amministrazione fornisce indicazioni generali ed astratte relativamente alle modalità di comportamento dei suoi organi e del suo personale.

Come affermato dall’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato nel novembre 2011, alle circolari, la cui natura non normativa è pacifica, può essere attribuita anche rilevanza esterna, potendosi queste rivolgere anche a soggetti diversi dagli organi e dal personale della pubblica amministrazione, con la conseguenza che queste possono essere impugnate dinanzi al giudice amministrati insieme all’atto a cui si riferiscono.

La loro precipua funzione è quella di chiarire e illustrare quanto contenuto nel regolamento, così da specificarne la portata.

Non trattandosi di fonti normative è esclusa la loro obbligatorietà.

Va segnalato che le circolari Enac in materia di droni appartengono alla categoria di circolari aventi efficacia esterna, avendo destinatari diversi dal solo personale della pubblica amministrazione.

La figura dell’operatore/pilota

Il Regolamento dell’Enac relativo ai SAPR, ha posto al centro della normativa la figura dell’operatore, il quale in futuro assumerà senz’altro il ruolo cardine in tale disciplina, in specie ovviamente per chi fa e farà degli aeromobili un utilizzo professionale.

I dubbi recentemente sorti relativamente alla figura dell’operatore concernevano la distinzione tra tale qualifica e quella del pilota.

Tali perplessità sembrano essere state dissipate dal Regolamento Enac, che chiarisco come operatore sia colui che organizza le attività di volo e gestisce e coordina l’attività del pilota, mentre quest’ultimo si limita alla guida del velivolo. Nulla esclude che le due figure coincidano.

Basti pensare all’ipotesi dell’operatore che, mediante una ditta individuale e l’apertura di una partita iva, si dedichi a professioni che ineriscono l’uso degli aeromobili alla cui guida provvede da solo.

Il Regolamento statuisce poi una serie di regole destinate all’operatore, il quale dovrà possedere un’organizzazione tecnica e operativa adeguata all’attività che si intende effettuare e alla consistenza e tipologia della flotta, come statuito dall’art. 10.

Vista la recente nascita di tutto ciò, sebbene siano già intervenute fonti normative a disciplinare l’utilizzo dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto, non possiamo fare a meno di aspettare per poter valutare quali saranno i profili applicativi della disciplina e, anche, le eventuali criticità emerse.

Normative Enac e regolamento sui mezzi aerei a pilotaggio remoto

Nel marzo 2015 è stata pubblicata dall’Enac la bozza del futuro secondo Regolamento sui mezzi aerei a pilotaggio remoto.

Molte sono le novità introdotte, anche ai fini di una maggior semplificazione, tra le quali rientrano: la diminuzione a 3 Km della distanza da mantenere nelle operazioni critiche e non critiche pilotate in VLOS (volo a vista) dagli aerodromi, se tale distanza non è già coperta da area ATZ (questa distanza è valida anche per gli aeromodelli); l'altezza massima di 400 piedi (circa 120 metri), mentre la distanza massima dal pilota dipende dalle dimensioni del mezzo e dalla capacità del pilota ma, in ogni caso, non potrà superare i 500 metri; l’obbligo per il pilota di essere riconoscibile (ad esempio attraverso giubbotti fluorescenti/catarifrangenti).

Inoltre per le operazioni critiche viene consentito il sorvolo delle areeurbane ai SAPR che dimostrano un accettabile livello di sicurezza, ovvero un sistema primario di comando e controllo il cui software sia conforme agli standard EUROCAE ED-12 livello di affidabilità almeno.

Viene richiesto un sistema in grado di mantenere il controllo delle operazioni in caso di perdita del data link o a mitigarne gli effetti e l'installazione di un sistema di terminazione del volo il cui sistema di comando sia indipendente e dissimilare.

Va ricorda che il sorvolo di assembramenti di persone, per cortei, manifestazioni sportive, spettacoli e/o concentrazioni di persone è proibito in ogni caso.

Per ciò che invece concerne le autorizzazioni del pilota, per la guida di mezzi sotto i 25Kg è necessario l'attestato diPilota Remoto APR rilasciato dalle organizzazioni riconosciute e dalle organizzazione registrate, prevedendosi anche l'addestramento sul tipo o classe di APR da condurre a cura del costruttore, presso organizzazioni autorizzate dal costruttore o presso altre organizzazioni se autorizzate dall'ENAC.

Di particolare rilevanza appare, altresì, la modifica al regolamento per i mezzi di massa minore o uguale a 2 kg, in quanto le operazioni effettuate con questi mezzi sono considerate non critiche in tutti gli scenari operativi a condizione che il mezzo abbia caratteristiche progettuali di inoffensività. Anche in questo caso il pilota deve ottenere la licenza prevista per i mezzi sotto i 25 Kg. esuperare la visita medica LAPL, assumendo le funzioni di operatore e le relative responsabilità , incluse le registrazioni e segnalazioni, e assicurando la corretta conduzione del mezzo e l’effettuazione della manutenzione prevista.

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