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Reputazione Online: difesa dalla Diffamazione

La reputazione online rappresenta la somma dei sentimenti, dei pensieri, e delle percezioni positive o negative che gli utenti hanno su una persona, servizio, prodotto o azienda.

In Città molto grandi come Roma la prima azione per acquisire informazioni sulla reputazione di una ditta, libero professionista, dipendente, un collaboratore,  è cercare informazioni sui motori di ricerca (Google/Bing) o social network (Facebook, Instagram, Linkedin, Twitter, Yotube).

Secondo un sondaggio dell'associazione direttori di risorse umane, il 71% delle aziende italiane sfrutta la ricerca online per acquisire informazioni sui candidati per una posizione lavorativa.

Le ricerche sono ancora più utili per i profili manageriali e dirigenziali.

Qualora i pareri o le recensioni su quella persona o azienda riferiscono scarsa professionalità o contribuiscono a creare una pessima reputazione, il rischio di perdere occasioni, e lederne l'immagine è altissimo.

Se nella maggior parte dei casi la reputazione online è frutto di dati provenienti dal soggetto stesso, non mancano casi in cui una pessima reputazione è dovuta a contributi, articoli, foto e post di persone terze.


In tal caso è necessario tutelare la propria immagine con azioni in difesa della reputazione online. Contattaci per esporre il tuo caso.


Negli ultimi anni, si sono fatti diversi passi in avanti in giurisprudenza. Pare dunque opportuno affrontare con ordine la questione analizzando innanzitutto il reato più comune: la diffamazione tramite Facebook.

Diffamazione Online

La diffamazione, con conseguente lesione del diritto alla reputazione, nel nostro ordinamento è considerata un reato e viene disciplinata dall'articolo 595 del codice penale ove si stabilisce che chiunque offende l'altrui reputazione è punito con la reclusione fino ad un anno e con multa fino a 1032 euro.

Il comma più interessante, in questa sede, è il terzo, che si occupa della diffamazione a mezzo stampa o con altri atti pubblici; in base all'evoluzione dei mezzi di comunicazione: Facebook è generalmente il social network più utilizzato per diffamare, ma ci sono anche le Email, Instagram, YouTube e TikTok nella lista delle lunghe denunce depositate in Procura.

Diffamazione attraverso Facebook

Il comma in oggetto può essere esteso anche alle comunicazioni via web, che tra l'altro possono avere una diffusione maggiore rispetto ai mezzi stampa (si pensi agli instabili equilibri tra il diritto di espressione del pensiero, il diritto di cronaca e il diritto all'oblio), in questo caso la reclusione è da sei mesi a tre anni.

Se è vero che il reato di diffamazione è configurabile a mezzo stampa anche attraverso una pagina internet, è stato parimenti accertato da ultimo dalla Corte di Cassazione, con sentenza della Cassazione Penale n. 50/2017, che la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca "Facebook" integra un'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595 terzo comma codice penale, e non del mezzo stampa ex legge speciale, motivando l'assunto sulla base del fatto che Internet in generale non ha le caratteristiche della Stampa.

Mentre invece è da rinvenirsi un aggravante nella stretta connessione che crea Facebook tra le amicizie in comune, con la conseguenza di un impatto penetrante dell’informazione divulgata ad una massa indistinta di soggetti.

Occorre notare inoltre come Facebook possa influenzare il livello di diffusione della notizia tramite il suo algoritmo che mostra un determinato post nelle home altrui.

Ciò avviene in base all’interesse che genera negli utenti, in termini di visualizzazioni e interazioni, ed è molto probabile che screditare la buona credibilità con bugie o calunnie susciti molta curiosità tra la propria rete di contatti territoriale o professionale.

Per quanto riguarda la sanzione pecuniaria vi è una peculiarità tutt'altro che insignificante perché, a conferma della repulsione sociale verso i comportamenti diffamatori, la multa viene determinata solo nel valore minimo, cioè non può essere inferiore a 516 euro.

Questo comporta che il giudice, valutando il tipo di informazione diffusa e la potenzialità del mezzo usato per la diffusione, può aumentare la multa anche in modo considerevole.

E' considerato aggravante del reato il fatto che sia perpetrato nei confronti di un corpo dello Stato.

Difesa da Diffamazione online: Risarcimento

Quando si subisce un reato oltre all'azione penale, è possibile esperire un'azione civile ex art. 2043 del codice civile: questo stabilisce che chiunque cagioni ad un altro un danno ingiusto, per fatto doloso o colposo, è tenuto al risarcimento del danno.

Ma quali sono le fattispecie che possono portare alla necessità di difendere la propria reputazione online?

Ogni giorno ci sono casi di diffamazione online, perché spesso le persone sono portate ad agire con superficialità, pensando che internet sia uno strumento da utilizzare con leggerezza e nell'anonimato.

In realtà non è così, perché ogni comunicazione nel web lascia traccia e quindi è possibile trovare la fonte degli attacchi nonostante l'uso di nickname: IP, cookie e nodi di connessione possono aiutare.

La maggior parte dei casi trattati attiene alla responsabilità di minori, divulgazione di dati sensibili e privati, lesione della concorrenza, furto d'identità, condotte commerciali scorrette.

Cyberbullismo contro un minore

Uno dei fenomeni più frequenti, soprattutto tra gli adolescenti, è il cyberbullismo. Si tratta di un attacco continuo e ripetuto attraverso forum, e-mail, social network come facebook, ma anche mediante la diffusione di video e foto tramite servizi di messaggistica istantanea.

Tecnicamente si dovrebbe distingue tra cyberbullismo e cybermolestia, infatti, mentre il primo reato è posto in essere tra minori, il secondo è perpetrato tra adulti, oppure da un adulto nei confronti di un minore, ma nella pratica i due termini si sovrappongono.

Questa forma di violenza è aumentata dal fatto che in rete vengono meno tutti i freni inibitori perché si ritiene di essere "protetti" da uno schermo e ci si sente in una dimensione privata.

Divulgazione dati sensibili o personali

Oltre al cyberbullismo attacchi alla reputazione online possono avvenire tramite violazione della privacy come delineata dal D.Lgs 196 del 2003, in questo caso si tratta di diffusione tramite web di notizie che possono anche essere vere, ma che rientrano nella sfera dei dati personali, sensibili o giudiziari ex art. 4 D.Lgs 196 del 2003, come ad esempio notizie circa la propria identità sessuale, inclinazione sessuale, idee politiche o religiose, dati giudiziari o inerenti lo stato di salute.

Furto d’Identità Facebook

Un'altra modalità per la lesione della reputazione online molto sfruttata è il furto d'identità, in questo caso spesso sono utilizzati i social network, come Facebook, attraverso i quali si possono creare profili falsi e tramite essi diffondere a nome altrui, foto, scritti o comunque elaborazioni che ne danneggiano la reputazione nell'ambiente sociale frequentato, creando disagio, tramite social possono anche essere commessi, con identità di altra persona, reati contro soggetti terzi.

Tutela del Marchio d’impresa: pishing

Non solo persone fisiche perché la difesa della reputazione online può riguardare anche le persone giuridiche ed in particolare la tutela di una società/impresa/azienda o la tutela di un marchio. Un esempio di azione che può ledere una società e la sua reputazione è il phishing, pratica molto utilizzata in rete e che ha lo scopo di carpire i dati bancari, ma non solo, perché negli ultimi tempi l'attività di phishing è diretta anche ad ottenere i dati relativi a siti di e-business delle potenziali vittime della truffa.

In questo caso la truffa, pur essendo diretta ai destinatari delle comunicazioni via e-mail o sms, coinvolge anche gli istituti bancari di cui vengono utilizzati i loghi e vengono clonati i siti al fine di rendere credibile l'operazione.

Le comunicazioni attraverso cui si attua il phishing hanno sempre contenuti simili: asseriscono che è necessario seguire un determinato link ed immettere i propri dati, id e password, in quanto la banca ha avuto dei problemi, cercano di instillare nel destinatario una certa paura e affermano che l'operazione deve essere compiuta con celerità, a quel punto il gioco è fatto e i dati rubati.

Concorrenza Sleale tra Imprenditori

Non mancano, infine, i casi in cui la violazione della reputazione online avviene tramite atti di concorrenza sleale (ex art. 2598 codice civile), si tratta di una fattispecie ben delimitata dal legislatore e che trova tutela nel codice civile.

Si è di fronte a concorrenza sleale quando vi è un'alterazione del marchio usando segni distintivi e loghi simili utili a deviare la volontà del consumatore, si diffondono notizie o recensioni denigratorie o diffamatorie nei confronti di un'azienda concorrente o ci si appropria dei pregi di un'altra azienda, in tutti questi casi può ravvisarsi una lesione della reputazione e di conseguenza si possono attuare misure di tutela.

Questi sono solo alcuni casi in cui può ravvisarsi la violazione della reputazione on line, nel concreto ogni volta in cui ritieni che sia possibile configurare una tale ipotesi di reato ti è consigliato rivolgerti ad un Avvocato competente, se si rinviene una reale violazione è possibile iniziare diverse tipologie di percorso al fine di bloccare il comportamento altrui ed ottenere anche un possibile ristoro, oltre alla rimozione delle notizie.

Rimozione della Diffamazione: Diritto all’Oblio

Negli ultimi tempi questa tematica ha ottenuto numerosi riscontri al punto che è stato configurato un vero e proprio diritto all'oblio (13 maggio 2014 causa C-131/12 della corte di giustizia dell’unione europea), cioè il diritto a veder cancellate dalla rete notizie di sé che siano lesive della reputazione, del diritto alla personalità e dell'onore, ciò anche se le notizie sono corrette.

 La Corte ha statuito che il diritto alla privacy, nel caso in cui la raccolta e diffusione delle informazioni avvenga in un momento in cui non vi è più interesse alla conservazione e diffusione dei dati, viene prima del diritto di cronaca.

Inoltre, le notizie devono restare in rete per il tempo strettamente relativo all'attualità del fatto.

A tale pronuncia si è adeguato il Garante della privacy che ha sollecitato più volte Google a dare seguito alle richieste di cancellazione dei dati dai motori di ricerca.

Dal punto di vista pratico sul diritto all'oblio vi sono ancora delle discordanze sulle competenze alla rimozione.

Per l'eliminazione delle notizie secondo la Corte di Cassazione occorre rivolgersi in primo luogo a chi ha pubblicato la stessa, mentre l'Unione Europea ritiene ci si debba rivolgere direttamente al motore di ricerca, ciò come ha precisato la commissaria giustizia dell'Unione Europea, Viviane Reding, anche nel caso in cui il server abbia sede fuori dall'Unione Europea, di conseguenza Google non può invocare l'inapplicabilità della sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea per incompetenza territoriale.

Resta però un dato importante, cioè il Garante della Privacy ha già inoltrato numerose sollecitazioni a Google per l'eliminazione dei dati, di conseguenza la richiesta di eliminazione dei link inoltrata al motore di ricerca, susseguito, in caso di diniego, dalla procedura davanti al Garante della privacy, sembra essere la strada legalmente preferibile. Come puoi notare la procedura non è delle più facili e per questo è necessario rivolgersi ad uno studio legale competente in materia che provvederà ad espletare tutte le richieste necessarie per una veloce rimozione.

Avvocato Difesa da Diffamazione Online: Soluzioni Giudiziali (e Non)

Le possibili soluzioni sono:

  • Azione stragiudiziale 
  • Azione giudiziale
  • Istanza Garante Privacy
  • Procedimento d’urgenza ex art 700cpc
  • Flooding

Attività Stragiudiziale: Avvocato Deindicizzazione

Oltre alle richieste di deindicizzazione nei confronti dei Motori di ricerca e social network, anche con sollecitazione del Garante, è possibile ottenere tutela risarcitoria nei confronti di chi ha diffuso notizie lesive della reputazione, in questo caso diversi sono i percorsi che puoi seguire, in primo luogo la via stragiudiziale.

Il vantaggio di questa è procedura è la celerità. Inoltre la parte che sa che con molta probabilità risulterà soccombente in un eventuale giudizio, può evitare le spese processuali e quindi avere un risparmio economico, oltre ad avere anche la possibilità di evitare una querela.

Ad ogni modo è consigliabile valutare la strategia stragiudiziale con il proprio Avvocato specializzato in Cancellazione dalla Ricerca Google/Social  Network di fiducia.

Tutela Giudiziale: risarcimento e querela

Le alternative alla transazione stragiudiziale sono due, cioè agire in via civile per violazione dell'articolo 2043 del codice civile, e/o chiedere l'esercizio dell'azione penale.

 In questo caso si procede con querela di parte per diffamazione, iniziano le indagini preliminari e se il pubblico ministero ritiene che vi siano le basi per un'azione penale, procede con il rinvio a giudizio. L'offeso può costituirsi parte civile e quindi entrare nel processo penale e ottenere il risarcimento, in caso di condanna, oppure può attendere il termine del processo penale per iniziare successivamente un'azione civile per il risarcimento del danno.

In base all'articolo 2043 del codice civile chiunque cagioni ad altro un danno ingiusto è tenuto al risarcimento dello stesso, spetta però a chi afferma di essere stato leso dimostrare il danno e il nesso di causalità tra questo è il comportamento commissivo o omissivo di un determinato soggetto.

Richiesta del Provvedimento d’urgenza - Diffamazione

Infine per avere un risultato immediato è possibile ottenere una tutela eccezionale invocando un provvedimento di urgenza ex articolo 700 del codice di procedura civile per la difesa dalla diffamazione.

Il presupposto di tale azione è che nel tempo occorrente per un'azione ordinaria ci possano essere dei danni imminenti ed irreparabili, ad esempio se vi è in corso una trattativa importante o anche semplicemente un colloquio di lavoro importante.

In questo caso è possibile chiedere al giudice una sorta di anticipazione della sentenza e che disponga quindi l'immediata rimozione dei contenuti, anche se è ancora in corso il procedimento di accertamento. L'azione ex art. 700 c.p.c è indipendente dalla proposizione dell'azione civile di accertamento.

Flooding, l’intervento non invasivo

Se non si riesce ad ottenere un provvedimento di urgenza ex art. 700 c.p.c., è possibile provare a ridurre i danni della lesione della reputazione online attraverso il flooding, procedura che mira a limitare i danni fino al momento della definitiva cancellazione dalla rete dei link/contenuti diffamatori. Questa soluzione ovviamente non vale per i profili o pagine Facebook in quanto solo il titolare può decidere di pubblicare altri post.

Il flooding è una tecnica volta all'arretramento dell’indicizzazione che porta le notizie lesive ad essere arretrate oltre la prima pagina dei motori di ricerca. I risultati dopo la prima pagina vengono presi in considerazione sono da circa un esiguo 20% degli utenti.

Tale attività, che richiede un buon budget di spesa, può essere svolta attraverso la creazione e immissione in rete di nuovi contenuti basati sulle stesse keywords, parole chiave, che nel caso della reputazione online corrispondono a nome e cognome della persona o brand. Ciò può essere fatto utilizzando tecniche SEO, cioè l'ottimizzazione dei testi al fine del posizionamento sui motori di ricerca.

Per un buon servizio di flooding è necessario seguire tre fasi:

  1. la prima è diretta ad un'analisi approfondita della reputazione on line attraverso la rilevazione delle notizie diffamatorie;
  2. la seconda è la creazione di nuovi contenuti;
  3. la terza fase è volta al posizionamento dei nuovi contenuti nei motori di ricerca in modo che possano arretrare i vecchi contenuti diffamatori.

Per avere i risultati sperati, il flooding deve prevedere la pubblicazione di articoli e biografie oltre che su siti personali e aziendali, anche su siti, specialmente di settore, che sono a loro volta ben posizionati, inoltre i contenuti devono essere pubblicati con gradualità in modo da sfruttare al massimo le potenzialità del singolo pezzo e consentire una evoluzione naturale e pulita della SERP (= risultati di ricerca).

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