Avvocato Penalista Roma - Ariccia - Latina

La maggior parte delle persone, poco avvezza a frequentare le aule dei Tribunali e i banchi degli imputati, pensa che non avrà mai necessità di rivolgersi ad un Avvocato Penalista. 

Del resto, secondo l’opinione comune, solo i criminali hanno bisogno di un professionista che si occupi di processi penali: i ladri, i rapinatori, gli stupratori, gli spacciatori, etc., tutti ben inquadrati e classificati nella mente del buon padre di famiglia come persone che “entrano e escono di galera in continuazione”, con cui non si avrà niente a che fare nell’arco della propria vita.

Come quasi tutti i luoghi comuni, anche questo si rivela sbagliato.

La possibilità di incrociare nel nostro cammino la violazione di una norma penale è molto più alta di quanto si possa credere: basti pensare a chi, in possesso di una terrazzina di quindici metri quadrati, decida di chiuderla per ricavarne una stanzetta in più, magari per un bambino in arrivo. Tale condotta, ben lontana dall’essere un comportamento percepito come criminoso, configura un reato e, pertanto, impone all’autore di subire un processo e quindi di rivolgersi ad un avvocato penalista che lo assista, essendo obbligatoria la difesa tecnica di un legale nell’ambito del procedimento penale.

E ancora, si pensi a colui che, invitato a cena per festeggiare il compleanno di un amico, brindi in compagnia e subito dopo si metta al volante per tornare a casa. Qualora vi fosse un ordinario posto di blocco sulla via del ritorno, egli potrebbe essere fermato e sottoposto ad alcol test e, visto il limite estremamente basso del tasso consentito, con ogni probabilità risulterebbe positivo e si avvierebbe verso la strada che conduce alla celebrazione del processo penale.

Tali pochi esempi sono sufficienti a mostrare quanto sia semplice incorrere nella sanzione penale e quanto sia frequente il ricorso ad Avvocati Penalisti nel momento del bisogno, anche se non siamo delinquenti abituali o professionali.


Per ottenere assistenza legale per una questione penale puoi contattare un Avvocato Penalista dello Studio Legale Buccilli di Roma, Ariccia o Latina.


Ed infatti è certo che il penalista è chiamato quotidianamente a confrontarsi con le realtà del proprio tribunale più diversificate.

Se è vero che la generalità delle persone, anche i cittadini più ligi all’adempimento delle regole, possono aver bisogno di lui, è altrettanto vero che esistono persone che fanno dei reati il proprio lavoro e la propria fonte di reddito e che, quindi, costruiranno un rapporto molto più duraturo con lo Studio legale penalista rispetto a chi se ne avvarrà solo per un singolo procedimento.

È necessario distinguere due diverse ipotesi in cui gli avvocati penalisti sono indispensabili:

  • è possibile che la Procura della Repubblica stia svolgendo delle indagini nei confronti del cliente e notifichi un atto, come ad esempio un avviso di garanzia;
  • è il cliente a voler incardinare un processo, ad esempio tramite la presentazione di una denuncia o di una querela nei confronti di qualcuno.

Studio Legale Penale a Roma - Ariccia - Latina

Il ruolo dello Studio Legale Penale, dislocato nelle sedi di Roma, Ariccia e Latina, è assistere al meglio il proprio cliente e curarne gli interessi anche quando sembra che il diritto non sia dalla sua parte.

Tuttavia, quando si tratta di diritto penale, vi sono delle peculiarità che concernono questa materia, almeno in parte, sono il frutto dell’adesione del nostro ordinamento a quello statunitense, in specie se si pensa al carisma e al potere di persuasione che l’avvocato deve mostrare, anche nel nostro processo, quasi fosse un imbonitore più che un conoscitore del diritto.

Possiamo distinguere varie fasi del lavoro che nel corso di un intero procedimento penale il difensore è chiamato a svolgere, nelle aule del Tribunale, nel silenzio del proprio studio o tra le strade.

Avvocati Penalisti: i difensori della libertà

I beni, la libertà primo fra tutti, su cui la pena incide rendono la materia penale una delle più importanti e scivolose del nostro ordinamento.

Ciò che contraddistingue il diritto penale è la necessità di indagare il fatto umano, ricco di errori, i quali, in quest’ambito, possono costare la libertà.

E infatti, per poter comprendere sino in fondo la complessità delle decisioni cui il giudice penale è chiamato, basta far riferimento agli elementi essenziali per il riconoscimento della responsabilità penale: la tipicità della condotta, la sua antigiuridicità e, infine, la colpevolezza.

Ebbene, se per i primi due elementi è sufficiente un accertamento dei fatti, per quanto complesso esso sia, per il terzo dei requisiti sopra indicati il discorso è molto più complicato.

Nomina del difensore di Fiducia ex art. 96 del cpp

Il difensore di fiducia è un Avvocato Penalista abituato a stare in aula, o tra i codici, studiando, riflettendo, ragionando.

Ma è anche un confessore, una persona alla quale si raccontano le proprie debolezze, i propri sbagli, le proprie inquietudini, sperando che ci aiuti, che ci faccia superare quella parte della nostra vita in cui abbiamo perso il controllo, abbiamo commesso delle sciocchezze che rischiamo di pagare care.

L’avvocato penalista è anche un uomo, che quando torna a casa non riesce a smettere di pensare a quel caso, a quella oratoria non effettuata proprio come voleva, a quel cliente colpevole che è riuscito a far assolvere pur sapendo che di lì a poco sarebbe tornato a delinquere.

Ecco chi sono gli avvocati penalisti.

Egli non è soltanto chiamato ad una competenza specifica ed analitica, che ovviamente gli si richiede, ma è tenuto anche a capire le persone, non solo con riferimento al proprio assistito, ma soprattutto con riferimento ai testimoni che esamina, dalle cui dichiarazioni dipendono le sorti dell’imputato. È in questa fase che emerge la sensibilità dell’uomo prima ancora della capacità tecnica del professionista.

Si rende indispensabile capire, captare la menzogna, smascherarla ed evidenziarla agli occhi del giudice, così che quel testimone che ci accusa venga da tutti ritenuto inattendibile e comunque non credibile. Alle volte questa operazione è sgradevole, specie in alcuni tipi di reato in cui l’accusato ci appare davvero come il mostro da chiudere in cella senza dare possibilità ulteriore di vedere la luce del giorno.


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Indagini Preliminari della Procura

Partiamo dal principio. La fase delle indagini.

Si tratta di una prima fase del procedimento penale in cui l’accusa raccoglie tutti gli elementi del fatto, così da comprendere se, terminata la fase investigativa, vi siano gli estremi per la celebrazione di un processo o se, al contrario, non si sia consumato alcun reato o la persona indagata sia estranea ai fatti.

Durante tale fase iniziale, al fine di porre l’accusa e la difesa sullo stesso piano (va ricordato che la Costituzione impone la parità tra le parti per la celebrazione di un giusto processo), è consentito anche all’avvocato difensore di svolgere quelle che sono definite dall’art. 391 bis del codice di procedura penale “investigazioni difensive”.  Rientrano in questa definizione tutte quelle attività finalizzate alla raccolta di elementi a discarico, ossia di tutti quegli elementi in grado di scagionare il proprio assistito e porlo al riparo da eventuali future accuse. E' una fase sottovalutata da molti penalisti, ma è molto importante.

Indagini Difensive dell'Avvocato 

Secondo il dettato della norma predetta, il difensore ha la possibilità di interloquire con le persone informate sui fatti, attraverso un colloquio documentato in cui l’avvocato deve però rispettare delle procedure, avvertendo la persona sentita della propria qualità, chiarendo la possibilità di scegliere tra il poter solo conferire con lui o di rilasciare dichiarazioni scritte, ammonendola che ha l’obbligo di dichiarare se è sottoposta alle indagini o imputata nello stesso procedimento o in procedimento connesso o collegato, della facoltà di non rispondere o di non rendere dichiarazioni, del divieto di rivelare le domande che le sono eventualmente state fatte dal pubblico ministero e le risposte date, nonché della responsabilità penale in cui si incorre rilasciando dichiarazioni false.

Consulenti tecnici di parte

Non solo, il difensore ha anche la possibilità, tramite consulenti tecnici di parte, di eseguire esami, rilievi tecnici, grafici, planimetrici, fotografici o audiovisivi, può, previa autorizzazione del giudice, accedere ai luoghi interessati e, inoltre, può formulare istanza alla pubblica amministrazione al fine di poter avere accesso ad atti o documenti.

Per quanto possibile quindi anche il nostro legale di fiducia può attivarsi per svolgere attività investigativa e scagionarci, anche se, mentre l’accusa può contare nello svolgimento delle investigazioni sui fondi pubblici, l’avvocato, nell’eseguire le varie attività, potrà essere solo finanziato dal proprio cliente; ne deriva che queste ultime saranno più o meno limitate a seconda della capacità economica dell’assistito.

Al di là della formale parità disposta dal codice, accusa e difesa non saranno mai totalmente sullo stesso piano, specialmente se nei panni dell’indagato o imputato vi è una persona che non può pagare le parcelle di periti, consulenti, investigatori e altre professionalità.


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Giudice per le indagini preliminari: GIP

Superata la fase delle indagini, il ruolo del difensore si modifica parzialmente, poiché incomincia la fase processuale vera e propria, in cui iniziano le udienze e si procede alla raccolta delle prove nel contraddittorio tra le parti dinanzi al un giudice per le indagini preliminari ed in seguito il giudice della decisione.

È una fase delicata in cui l’avvocato è chiamato ad incidere sul libero convincimento del giudice, mediante argomentazioni giuridiche e inevitabilmente anche mediante le proprie capacità dialettiche e persuasive.

Si assiste in aula all’esame e al controesame di ciascun testimone, dei periti, dei consulenti di parte e, infine, vi è l’arringa difensiva: il momento conclusivo del dibattimento in cui si è chiamati a tirare le somme, a ricostruire i fatti alla luce delle prove raccolte e formulare le conclusioni, di solito chiedendo l’assoluzione o, comunque, il minimo della pena.

Risarcimento del danno da Reato

Il Penalista è colui che può far ottenere un risarcimento a chi è stato danneggiato dalla commissione del reato: è il caso dell’avvocato penalista difensore della parte civile.

Non sempre è presente nell’ambito del processo penale, in quanto il danneggiato ha una duplice scelta, può decidere di esercitare l’azione risarcitoria in sede penale, ovvero agire dinanzi al giudice civile, che si occuperà di valutare l’esistenza del nocumento e la quantificazione dello stesso.

Qualora si scelga la via del penale, sarà presente in aula anche l’avvocato penalista del danneggiato che, contrariamente a quanto di solito avviene, aderirà alle tesi dell’accusa e, anzi, lavorerà per rafforzarle agli occhi del giudice.

Consulenze tecniche necessarie

Nel corso del giudizio penale talvolta è essenziale affidarsi a professionisti con competenze specifiche, che non potrebbero essere richieste né agli avvocati, né tantomeno al procuratore o al giudice.

E infatti, alle volte, per poter comprendere come si sono svolti i fatti e pronunciarsi sulla penale responsabilità dell’imputato è necessario che si faccia luce sulla dinamica di una sparatoria, sulle modalità della morte della vittima o, citando anche reati meno drammatici, sui conti di una società e sulle modalità di redazione di un bilancio: tutti elementi caratterizzati dall’elevato contenuto tecnico-scientifico.

Ecco perché possono alternarsi sul banco psicologi, psichiatri, commercialisti, medici legali ed esperti di balistica, i quali hanno il compito nel corso del processo di fornire al giudice, così come alle parti processuali, dei parametri per poter correttamente interpretare i fatti.

Tuttavia, va sempre ricordato che le relazioni eseguite dagli esperti, ciascuno nella propria materia, non rappresentano la voce della verità cui ci si dovrà necessariamente attenere in sede di decisione; da ultimo sarà infatti sempre il giudice, in qualità di perito dei periti, a decidere se aderire o meno alle tesi prospettate dal consulente.

 Peraltro, le posizioni degli esperti sono oggetto di contraddittorio in aula, indi per cui ciascun perito dovrà essere sottoposto all’esame e al controesame delle parti, al fine di confermare o confutare le risultanze scientifiche cui è pervenuto durante la perizia.

Accade spesso inoltre che, a fronte della nomina di un consulente da parte del giudice, il difensore o l’accusa decidano di nominare un proprio consulente di parte, il quale assisterà e formulerà delle osservazioni sulle operazioni peritali e sarà poi chiamato dinanzi al giudice a riferire le proprie valutazioni.

Ciò spiega perché può accadere che in un processo vi sia largo spazio dedicato a ricostruzioni e prove scientifiche, che vi sia un dibattito e che, infine, il giudice si distacchi dalle asserzioni dei periti.

Del resto, anche nelle materie scientifiche, quali la medicina legale o la psichiatria, è sempre previsto un margine di discrezionalità soggettiva, per cui non ci si può mai aprioristicamente affidarsi a consulenti, i quali, specie se trattasi di consulenti di parte, potranno anche inconsciamente essere influenzati da chi gli ha commissionato l’incarico e paga la parcella.

Come affrontare il Processo Penale

Il processo penale è il giudizio dell’imputato.

Questo si celebra ogniqualvolta lo Stato, dinanzi all’eventuale commissione di un reato, azioni la propria pretesa punitiva per ricostituire l’ordine di legalità violato.

La parte processuale regina del processo è quindi rappresentata dall’accusato, del quale il pubblico ministero è chiamato a provare la responsabilità penale.

È possibile però, ma non necessario e scontato, che partecipino al processo penale anche parti diverse dall’accusa e dalla difesa: è ad esempio possibile che vi partecipi la parte civile, rappresentata da chi ha subìto un danno in ragione della commissione del reato e ne chiede il risarcimento in sede di giudizio penale.

La parte danneggiata può scegliere se incardinare la propria istanza risarcitoria nel processo penale ovvero in sede civile.

Qualora vengano scelte le aule penali, queste diventeranno il palcoscenico per la contrapposizione tra reo ed offeso, in cui l’imputato sarà chiamato a lottare e difendersi sia dal pubblico ministero che dalla parte civile, i quali combatteranno fianco a fianco per provare la sua colpevolezza.

La posizione della persona offesa è peculiare, poiché, da un lato, ella agisce formulando una richiesta civilistica di risarcimento pecuniario, dall’altro, si schiera insieme all’accusa per provare la colpevolezza dell’incriminato e dimostrare quindi la sussistenza di quei fatti che le hanno cagionato un danno risarcibile.

Tale peculiarità dà luogo anche a regole processuali diverse per la parte civile: questa dovrà infatti costituirsi depositando un atto scritto in cui argomenta le proprie ragioni e, anche al termine dell’istruttoria, in fase di discussione orale, depositerà delle conclusioni scritte in cui chiede espressamente che il pregiudizio le venga risarcito.

Tutto ciò in contrasto con un tipo di rito processuale, quello penale, che fa dell’oralità la sua più nota caratteristica.

Nel caso dell’offeso che si inserisca in questo tipo di processo, possiamo pertanto parlare di una vera e propria, benché legittima, intrusione. Tuttavia, è bene ribadirlo, è il nostro stesso ordinamento a prevedere la possibilità per il danneggiato di chiedere un risarcimento e, al contempo, è la Costituzione che garantisce all’imputato il diritto di confrontarsi con il proprio accusatore.


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Reati contro la persona o il patrimonio

Nell’ambito del diritto penale è evidente che vi siano una moltitudine di fattispecie di reato, ciascuna richiedente per essere consumata elementi tipici differenti.

È però possibile effettuare una macro divisione dei reati previsti dal codice penale, ai quali devono poi aggiungersi tutti quelli previsti da leggi speciali (si pensi al d.P.R. 309/1990 anche detto Testo unico sugli stupefacenti).

La via più semplice per eseguire tale operazione è distinguere i reati sulla base dei beni giuridici lesi: ecco allora che potremo individuare i reati contro la persona, quelli contro il patrimonio e quelli contro l’amministrazione e la fede pubblica. Questa suddivisione rende senz’altro più agevole individuare subito la persona offesa, ossia colei che è titolare del bene giuridico leso e, in caso di reati procedibili solo a querela di parte, sarà legittimata a sporgere denuncia querela così da azionare un procedimento penale nei confronti di qualcuno.

Ad esempio, nei casi di corruzione, concussione, peculato o abuso di ufficio, ad essere lesa e danneggiata è la pubblica amministrazione, che vede compromessi i principi di buon andamento e imparzialità che l’art. 97 Cost. le riconosce e impone, mentre, diversamente, nei casi di omicidio, lesioni, violenza sessuale o stalking, ad esser lesa è l’integrità fisica di una persona o comunque la sua libertà di autodeterminazione.

Se questa prima distinzione è sufficiente per rintracciare l’offeso da un reato, non si può prescindere dal fare anche riferimento a una seconda bipartizione fondamentale nel diritto penale, quella tra delitti e contravvenzioni.

Prescrizione del Reato - Assoluzione

Le differenze non sono di poco conto, poiché concernono tra le altre cose la pena, la prescrizione, il tentativo e l’applicazione di misure cautelari. L’istituto della prescrizione prevede che, in ogni caso, questa non possa essere inferiore agli anni quattro per le contravvenzioni e sei per i delitti, mentre, per ciò che concerne il tentativo, questo non è ammesso per le contravvenzioni, le quali quindi dovranno essere completamente consumate per essere punibili.

Le pene pecuniarie e detentive

Anche le pene vanno distinte a seconda che si tratti di delitto o contravvenzione, essendo previste nel primo caso multa e reclusione, nel secondo caso, ammenda e arresto.

Benchè via sia un’ovvia diversificazione terminologica, possiamo in entrambi i casi identificare la pena pecuniaria (multa e ammenda) e quella detentiva (reclusione e arresto).

Queste sono le pene previste per i reati, per cui si può affermare che, allorquando si parla di diritto penale, la sanzione è sempre diretta a colpire due diversi aspetti del condannato: il suo patrimonio e, ancor più importante, la sua libertà personale.

Colpevolezza dell’imputato

La colpevolezza fa riferimento all’elemento soggettivo che deve sussistere nel corso del comportamento ritenuto illecito, ossia quella spinta volitiva che è sottesa alla condotta criminosa, il dolo.

Anche se non sempre è indispensabile una piena volontà da parte dell’autore della condotta, in quanto, per alcuni reati la legge prevede espressamente che è sufficiente, ai fini della condanna, che l’autore abbia agito con negligenza, imprudenza o imperizia, mediante un comportamento contrario a leggi, regolamenti, ordini o discipline; è il caso di quella che viene definita “colpa”.

Oltre all’analisi dell’accaduto, per la quale il giudice e i difensori possono essere aiutati, come già ricordato, da esperti in materia, la vera sfida arriva nel momento in cui deve definirsi un comportamento come colposo o doloso, o anche nessuno dei due.

Come si fa a comprendere quando il pentimento di una persona è solo strumentale e finalizzato all’ottenimento di uno sconto di pena o, viceversa, questo è realmente sincero e merita di essere considerato in sede di valutazione della pena?

Il giudice non lo sa. Come potrebbe?

Ci si può affidare a qualche indizio, al proprio istinto, alla proprie convinzioni: c’è chi crede che l’uomo abbia sempre una parte di sé incapace di far del male ad altri e chi, invece, ritiene impossibile ogni tipo di resipiscenza per chi affronta un processo penale.

Queste le vere difficoltà nell’applicare la pena, difficoltà che solo il giudice, nella segretezza e solitudine della sua camera di consiglio, può affrontare e tentare di risolvere.

Reati al limite: responsabilità medica

Benché tutti i reati abbiano pari dignità e meritino quindi di essere sanzionati, ve ne sono alcuni che più degli altri smuovono le coscienze e fanno fermare a riflettere, se non altro per l’importanza degli interessi coinvolti.

Un esempio su tutti è rappresentato dalle condotte inerenti la professione di medico.

La diffusione degli interventi sanitari e la consapevolezza che domani potremmo essere al posto della vittima di oggi, ci inducono ad una particolare indignazione tutte le volte in cui venga ravvisata negligenza nell’esercizio della professione sanitaria.

Ciò che fa più paura ovviamente non è rappresentato dalla possibilità che il medico ci faccia del male volontariamente e scientemente, ma, al contrario ci terrorizza il pensiero che il dottore possa sbagliare e ledere così la nostra incolumità.

Questo è il motivo principale che vede i medici sul banco degli imputati: l’aver cagionato colposamente la morte, la perdita di un organo o di un senso o, ancora, di un arto.

L’errore in questo campo spesso non è rimediabile e rovina la vita del medico tanto quanto quella del paziente.

Reati Sessuali

Un altro delitto particolarmente sentito è rappresentato dagli abusi sessuali, specialmente quando vi è un coinvolgimento di minori. In questo caso addirittura i detenuti, secondo un loro particolare codice etico, si ribellano e riservano un trattamento molto più duro nei confronti dei condannati per questi tipi di reati.

Ciò è certamente provocato dalla rabbia e dal rancore che nascono allorché si sia di fronte a vittime indifese che in nessun caso hanno la possibilità di difendersi e che non sanno ancora dell’esistenza di un lato oscuro in ciascuno di noi, come sono i bambini.

Nelle ipotesi citate viene coinvolta la sensibilità e l’empatia che si crea nei confronti di altre persone (molto spesso facenti parte dello stesso nucleo famigliare e commessi in concorso con altri maltrattamenti), ma vi sono anche altri sentimenti che, nel momento in cui sono feriti, suscitano il nostro risentimento e la nostra indignazione, come il senso della giustizia personale.

Furto e Spaccio di droga

I tribunali sono inoltre appesantiti dalla mole di piccoli reati della microcriminalità locale: piccoli furti, spaccio di qualche dose di droga, estorsioni di lieve entità.

Il giudice è sempre portato in questi casi a dare una seconda chance, specie se l’imputato è particolarmente giovane, come spesso accade.

Banalità del Male: cronaca nera ordinaria

Talvolta accade che di fronte alla commissione di un delitto non si trovino spiegazioni.

Questo è ciò che accade quando un reato si consuma all’interno del nucleo famigliare, come è avvenuto in noti casi di cronaca nera. Inutile ricordare che si verificò un dramma in cui la figlia maggiore, spinta da inspiegabili ragioni, uccideva insieme al fidanzato dell’epoca il fratellino e la mamma.

Allora si trattava di un’adolescente, una ragazza di 16 anni che progettava di uccidere tutta la sua famiglia, compreso il fratello di 11 anni. Solo le coincidenze e il destino hanno salvato il padre dall’essere brutalmente accoltellato come il resto della famiglia.

Si cresce con le persone care, con la mamma che ci prepara la colazione e il papà che ci porta a scuola, magari con il fratellino piccolo che ci fa i dispetti.

A un tratto si riesce a guardare in faccia quelle stesse persone mentre muoiono, a causa dei fendenti che gli stiamo infliggendo.

Non ci sono spiegazioni, non c’è nulla a cui aggrapparsi per spiegare il perché di tutto questo, se non la malattia psichiatrica e la banalità del male.

Codice di Procedura Penale e Diritto Sostanziale

In conclusione, l’avvocato penalista affronta tutto questo, quotidianamente.

Un turbinio emotivo che non ha eguali.

Per poter fare al meglio il proprio lavoro è però anche necessaria la competenza e la conoscenza delle fonti: il codice penale e il codice di procedura penale.

Il primo disciplina il diritto sostanziale, quindi tutte le condotte cui la legge ricollega una sanzione penale, mentre il secondo disciplina il processo.

Se è vero infatti che il processo penale è finalizzato alla ricostruzione della verità fattuale, è altrettanto vero che ciò deve avvenire secondo le regole dettate dal codice di procedura e, in molti casi, ciò che si ottiene è una verità processuale che non equivale necessariamente alla realtà dei fatti.

Si deve però tutelare tale verità processuale poiché è quella che si ottiene dal rispetto delle norme; in caso contrario, spinti dalla sola ricerca della realtà dei fatti, vi sarebbe una regressione a momenti storici in cui, pur di scoprire la verità, si giustificava qualunque tipo di attività, ivi compresa la tortura.


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