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Avvocato per responsabilità penale del datore di lavoro - morte o infortunio del lavoratore

Negli ultimi anni è particolarmente avvertito il problema degli infortuni e delle morti sul lavoro, anche se in materia esiste una copiosa normativa.

Ed è un problema serio, molto serio, se si considera il fatto che sia il lavoro che la salute sono diritti pregnanti per il nostro ordinamento, che li contempla e li tutela quali diritti fondamentali dell’individuo già a livello costituzionale.

La nostra Costituzione, entrata in vigore nell’ormai lontano 1948, infatti, contempla già all’articolo 1 il fondamentale diritto al lavoro, laddove stabilisce che: “l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e all’art 4 che: “ La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

Il diritto alla salute, invece, trova espressa tutela all’articolo 32 della Costituzione, che prevede che: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Il diritto al lavoro ed il diritto alla salute, dunque, sono due diritti fondamentali, pilastri del nostro ordinamento giuridico e di molti altri valori costituzionalmente protetti (come il diritto all’onore o alla dignità).

Proprio in considerazione di ciò, è considerato onere del Legislatore intervenire in modo puntuale predisponendo del norme atte a limitare il fenomeno degli infortuni sul lavoro e quello delle cosiddette “morti bianche”.

E, infatti, purtroppo, le occasioni e le circostanze che possono determinare un incidente, anche mortale, sul luogo di lavoro sono tante: dall’uso improprio di un macchinario o un utensile all’esposizione a sostanze cancerogene o comunque malsane.

Insomma, il luogo di lavoro può trasformarsi in un luogo pericoloso e questo deve essere scongiurato nel modo più assoluto.

Per questo, non solo la normativa antinfortunistica è stata, negli ultimi anni, particolarmente attenzionata  dal Legislatore, ma anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione è intervenuta spesso per enunciare alcuni importanti principi di diritto in materia.

Le sentenze più rilevanti degli ultimi anni hanno cercato di operare un contemperamento degli interessi in gioco: da un lato la tutela della salute e delle sicurezza dei lavoratori, dall’altro quelli del datore di lavoro, ugualmente rilevanti, che giustificano un’esenzione della responsabilità di quest’ultimo qualora questi abbia adottato ex ante tutte le cautele e le misure idonee secondo l’ordinaria diligenza, oltre che quelle previste dalla normativa di settore, per evitare il verificarsi di eventi nefasti.

E infatti, in alcuni casi, il datore di lavoro può considerarsi esente da responsabilità penale e dall’obbligo – civilmente connesso – del risarcimento del danno per infortunio o morte del lavoratore.

Omicidio Colposo e Lesioni - Infortunio sul Lavoro

A delineare i contorni della responsabilità penale del datore di lavoro sono, anzitutto gli articoli 589 e 590 del Codice penale.

Il primo è rubricato “Omicidio colposo” e stabilisce che, al primo comma: “Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni” e, al secondo comma, che: “Se il fatto è commesso con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da due a sette anni”.

L’articolo 590, invece, rubricato “Lesioni personali colpose”, stabilisce che: “Chiunque cagiona ad altri per colpa una lesione personale è punito con la reclusione fino a tre mesi o con la multa fino a euro 309. Se la lesione è grave la pena è della reclusione da uno a sei mesi o della multa da euro 123 a euro 619, se è gravissima, della reclusione da tre mesi a due anni o della multa da euro 309 a euro 1.239. Se i fatti di cui al secondo comma sono commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000 e la pena per le lesioni gravissime è della reclusione da uno a tre anni”.

In materia di sicurezza sul lavoro, poi, può rilevare anche l’articolo 451 del Codice penale, rubricato “Omissione colposa di cautele e difese contro disastri o infortuni sul lavoro” che stabilisce che: “Chiunque, per colpa, omette di collocare, ovvero rimuove o rende inservibili apparecchi o altri mezzi destinati alla estinzione di un incendio o al salvataggio o al soccorso contro disastri o infortuni sul lavoro, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 516”.

Infine, gli articoli da 678 a 681 del Codice penale, inerenti le Contravvenzioni concernenti la prevenzione di infortuni nelle industrie o nella custodia di materie esplodenti.

Norme antinfortunistiche sono dettate, poi, anche dal DPR n.302 del 1956, dal D.Lgs. n.758 del 1994 e dal D.Lgs. n.81 del 2008.

Difesa Tecnica per Omicidio e Lesioni

Considerata la normativa cui si è fatto cenno, il datore di lavoro, per andare esente da responsabilità penale per morte o infortunio del lavoratore, deve anzitutto rispettare le norme antinfortunistiche dettate per il comparto di attività in cui opera (ad esempio norme specifiche sono dettate per i datori di lavoro che hanno una ditta impegnata nel settore dell’edilizia, manutenzione caldaie etc).

Inoltre il datore, in ogni caso, deve agire – rispetto all’attività svolta dai suoi dipendenti e alla predisposizione degli strumenti e delle misure antinfortunistiche preventive – con diligenza, prudenza e perizia.

Essendo, infatti, nel caso di morte o infortunio del lavoratore, la sua, una responsabilità penale “per colpa” vale quanto stabilito dall’articolo 43 del Codice penale sull’elemento psicologico del reato che stabilisce che: “Il delitto è colposo, o contro l'intenzione, quando l'evento, anche se preveduto, non è voluto dall'agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline”.

Il datore di lavoro che dimostri, quindi, di aver agito con la predisposizione ex ante di tutte le misure e gli strumenti di prevenzione degli infortuni e delle morti sul lavoro previsti dalla normativa antinfortunistica vigente, nonché dettate dalla ordinarie regole cautelari della diligenza, prudenza e perizia, deve considerarsi esente da qualsiasi forma di responsabilità penale, ex articoli 589 590 del Codice penale.

A sostegno di tale osservanza, quindi, dovranno essere raccolte già a partire dal primo grado di giudizio, tutte le prove utili: le testimonianze degli altri lavoratori impiegati nella ditta, le perizie di parte, i documenti aziendali, l’esame delle parti, il confronto, le ricognizioni e gli esperimenti giudiziali.

Avvocato Penalista Infortunio sul lavoro

E’ chiaro che, quindi, a tale scopo, qualora il datore di lavoro venga raggiunto da un avviso di garanzia per morte o infortunio di un lavoratore deve, immediatamente, rivolgersi ad un buon Avvocato Penalista.

In ogni caso, l’avvocato del datore di lavoro, a discolpa del suo assistito, potrà anche provare, attraverso i suindicati mezzi di prova, che l’infortunio o la morte del lavoratore, si sono verificati a causa di un comportamento abnorme o esorbitante, rispetto alle prescrizioni impartite e alle reali possibilità di controllo del datore di lavoro o dei suoi ausiliari (Responsabile del servizio di prevenzione e di protezione o RSPP) .

Non solo, lo studio legale penale impegnato nella difesa dell'impresa, potrà far leva sul fatto che il lavoratore, ha determinato esclusivamente l’evento poiché ha agito in difformità alle generali regole cautelari della diligenza, della prudenza e della perizia.

Anche nelle siffatte ipotesi citate, infatti, il datore di lavoro deve considerarsi esente da responsabilità penale.

A sostegno di tale conclusione, vi sono diverse sentenze adottate negli ultimi anni dalla Suprema Corte di Cassazione Penale.

Studio Legale Penale Infortunio sul Lavoro 

In primis, si può citare la sentenza numero 35858 di Cassazione penale sez. IV del 14/09/2021, con cui la Corte ha stabilito che, in tema di infortuni sul lavoro, l’obbligo del datore di lavoro di vigilare sull’esatta osservanza, da parte dei lavoratori, delle prescrizioni volte alla tutela della loro sicurezza, può ritenersi assolto soltanto in caso di predisposizione e attuazione di un sistema di controllo effettivo adeguato al caso concreto, che tenga conto delle prassi elusive seguite dai lavoratori di cui il datore di lavoro sia a conoscenza.

Stante tale sentenza, quindi, il datore di lavoro che vuole andare esente da responsabilità penale, dopo aver dimostrato di avere predisposto tutte le cautele possibili ex ante atte  prevenire le morti e gli infortuni sul lavoro, può dimostrare a sua discolpa anche di aver predisposto un sistema di controllo effettivo ed adeguato al caso concreto oppure che la prassi elusiva difforme alle sue prescrizioni non era da lui conosciuta o conoscibile.

Ancora, si può citare la sentenza numero 424 della Corte di Appello di Firenze sezione lavoro del 10/06/2021, in materia di riparto dell’onere probatorio, con cui la Corte ha stabilito che, ai fini dell’accertamento della responsabilità del datore di lavoro, il lavoratore deve provare l’esistenza del danno subito, la insalubrità o la nocività dell’ambiente di lavoro e il nesso causale fra questi due elementi. Una volta provate tali circostanze, graverà poi sul datore di lavoro l’onere di dimostrare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno.

Il datore di lavoro, quindi, che prova di aver adottato ex ante tutte le misure e le cautele atte ad impedire infortuni del tipo di quello verificatosi, andrà esente da responsabilità penale.

Ancora, la sentenza numero 209 della Corte di Appello di Ancona del 05/05/2021 che ha stabilito, riprendendo un ormai consolidato orientamento giurisprudenziale, che, in tema di infortuni sul lavoro, la responsabilità del datore di lavoro può essere esclusa, per la sussistenza di una causa sopravvenuta, “solo in presenza di un comportamento del lavoratore del tutto imprevedibile e opinabile e tale, dunque, da presentare i caratteri dell’eccezionalità, dell’abnormità e dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle precise direttive organizzative ricevute, sempre che l’infortunio non risulti determinato da assenza o inidoneità delle misure di sicurezza, nel qual caso nessuna efficienza causale può essere attribuita alla condotta del lavoratore che abbia dato occasione all’evento”.

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