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Truffa ai danni dello Stato di un Commercialista con collaborazione di un dipendente dell’Agenzia delle Entrate

corruzione agenzia entrate truffa danni statoCifre esorbitanti ai danni dello Stato, una perdita di 550.000 euro, questo il danno che secondo l'accusa avrebbe causato all’erario per effetto di una truffa escogitata da un commercialista romano, il quale si è anche giovato della collaborazione di un dipendente dell’Agenzia delle Entrate, essenziale al fine di operare sul sistema informatico del fisco alterandone i dati, oggi accusato di corruzione.


Le indagini sono state effettuate dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma.

Difesa Reato truffa ai danni dello Stato

Secondo la ricostruzione offerta dagli inquirenti, il commercialista avrebbe infatti redatto per i propri clienti delle dichiarazioni dei redditi non veritiere, facendovi comparire importi inferiori rispetto a quelli reali e, per effetto, permettendo loro di pagare illegittimamente meno tasse. In cambio, il commercialista riceveva dai propri clienti un compenso extra, ricavandovi quindi ingiusti profitti.

Ma fondamentale ai fini della riuscita di tale sistema fraudolento è stato però il contributo di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate, il quale, ricevendo indebitamente anch’esso parte del compenso pagato dai clienti, operava sul sistema informatico dell’Agenzia alterando i dati fiscali di svariati contribuenti, e nello specifico cancellando debiti, introducendo crediti o, ancora, ritardando la scadenza di cartelle esattoriali. Alla luce delle indagini svolte, il dipendente dell’Agenzia chiedeva 25 euro per ciascun cliente.

Corruzione all'interno dell’Agenzia delle entrate

Il dipendente, oggi accusato di corruzione, avrebbe alterato i dati fiscali di alcuni contribuenti, garantendo loro un ingiusto profitto derivante dalla diminuzione dell’importo delle imposte dovute allo Stato. Secondo quanto appurato dagli inquirenti, infatti, la condotta del dipendente dell’Agenzia delle entrate avrebbe cagionato all’erario un danno patrimoniale che ammonta, addirittura, a 550 mila euro.

In cambio della propria opera egli avrebbe ricevuto somme di denaro, ricavando egli stesso una indebita utilità dall’esercizio della propria funzione di pubblico ufficiale.

Veniva in tal modo creato un vero e proprio mercato parallelo che permetteva al commercialista di Roma di ricevere compensi ulteriori e al funzionario dell’Agenzia delle entrate di svolgere, all’interno degli uffici pubblici e nell’esercizio della sua funzione pubblica, un’attività remuneratizia da considerarsi a tutti gli effetti come un secondo lavoro.

A suo carico è stata emessa una ordinanza di custodia cautelare in carcere, in quanto accusato, oltre che del reato di corruzione, anche dei delitti di accesso abusivo a sistema informatico, frode informatica ed, ovviamente, truffa ai danni dello stato.

Pagamento in denaro in cambio di modifiche al sistema informatico

La scoperta dell’intero sistema fraudolento è stata per altro resa possibile grazie alla segnalazione anonima di un altro dipendente dell’Agenzia delle Entrate della sede di Roma 2.

Si tratta di una scoperta fondamentale determinata dal proficuo operare di un nuovo istituto, introdotto nel nostro ordinamento con legge n. 179/2017 e volto ad operare una potente lotta contro la corruzione, ovvero il c.d. whistleblowing anonimo, il quale permette al dipendente che abbia conoscenza di un reato in ambito lavorativo (del c.d. illecito endo aziendale) di segnalare alle competenti autorità la commissione di un illecito anonimamente, così tutelando la propria riservatezza.

Si tratta quindi di un istituto che ha come fine da un lato quello di reprimere condotte illecite che vengono realizzate ai danni dello Stato e in violazione dei profondi principi che reggono l’operato dei dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, e dall’altro quello di proteggere il dipendente e motivarlo nell’ adempimento di un obbligo legale e morale che si sostanzia nella segnalazione di fatti che interessano e danneggiano la società nel suo complesso.  

Nella suddetta segnalazione il dipendente dichiarava di aver assistito ad un incontro in un bar vicino alla sede dell’Agenzia delle Entrate, tra l’altro provato da un filmato, tra il funzionario imputato e un uomo non identificato.

Il dipendente riferiva che in tale incontro avveniva fra i due lo scambio di una busta contenente del denaro che il funzionario imputato si accingeva a contare una volta rientrato all’interno degli uffici.

Accesso abusivo a sistema informatico, truffa, frode informatica

Sulla base della segnalazione anonima ricevuta, la Procura di Roma ha immediatamente avviato le indagini le quali hanno permesso di evidenziare almeno 2.278 pratiche modificate in poco meno di tre mesi, per un danno erariale complessivo di 550 mila euro.

All’interno del procedimento risultano, inoltre, indagati ulteriori soggetti accusati anch’essi dei reati di corruzione, accesso abusivo a sistema informatico, truffa aggravata ai danni dell stato e frode informatica.

Sono così state emesse due ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti del commercialista e del funzionario corrotto, indagati per i reati di accesso abusivo a sistema informativo, frode informatica, corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Ad oggi i due soggetti sono indagati per la commissione di vari reati che, alla luce della disciplina penale (art. 81 c.p.) potrebbero essere ritenuti come parte di un unico disegno criminoso e pertanto puniti con la pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave aumentata fino al triplo.

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