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Avvocato Lesioni Colpose - Infortuni sul Lavoro

Avvocato lesioni colpose infortunio lavoro incidenteUn fenomeno grave quello degli infortuni sul lavoro che ogni anno conta un numero preoccupante sia di lavoratori che riportano lesioni colpose sia incidenti mortali.

Stando alla Relazione annuale dell'Inail del 2017 nell'anno precedente si sono registrate oltre 600 mila denunce di infortuni verificatesi sul posto di lavoro.

Una cifra da capogiro definita molto spesso un vero e proprio bollettino di guerra che riguarda soprattutto gli addetti ai lavori più faticosi, dove le misure di sicurezza diventano fondamentale per tutelare la propria incolumità ed anche quella dei propri colleghi.

Una media impressionante considerando che circa due persone ogni giorno sono coinvolti in incidenti, molto gravi o addirittura mortali, sul posto di lavoro.

Misure precauzionali

Che sia la guida di un mezzo pesante, un operaio che adopera un macchinario pericoloso quale una pressa, un muratore che sale su un'impalcatura ad altezze elevate senza imbracature, un oggetto contundente che va a finire in un occhio, l'uso di un macchinario obsoleto si tratta di circostanze che richiedono strumenti adeguati e misure precauzionali o protettive per ridurre al minimo, se non a zero, il rischio di farsi del male.

Tutti eventi evitabili adottando gli standard minimi di sicurezza previsti a tutela della salute dei lavoratori che variano a seconda dei settori di riferimento.

Industria manifatturiera, settore edile e dei trasporti sono tradizionalmente gli ambienti più a rischio per la salute dei lavoratori che ogni giorno si trovavo a dover adoperare strumentazione altamente pericolosa che ne richiede un uso consapevole e addestrato.

Insomma, un impiego errato della strumentazione o la mancata utilizzazione delle misure antinfortunistiche può causare lesioni molto gravi, con postumi permanenti invalidanti, addirittura cagionare la morte.

Prevenzione e formazione: buona politica antinfortunistica

A titolo di prevenzione, l'unico strumento a cui il datore di lavoro può ricorrere per garantire ai suoi dipendenti, specie quelli impiegati nelle mansioni più rischiose, un ambiente di lavoro sicuro e salubre parte dall'applicazione rigorosa della legislazione in materia di salute e di sicurezza sul lavoro.

Affinché ciò non venga mai meno è inoltre indispensabile che i controlli siano svolti con frequenza e soprattutto con professionalità ed imparzialità.

Il focus dell'imprenditore non dovrebbe quindi essere esclusivamente la crescita economica dell'azienda, ma un trend di sviluppo consapevole, sostenibile e a condizione eque che assicuri ai dipendenti un ambiente che non serbi pericoli alla loro salute.

Ecco che allora applicare la normativa antinfortunistica e formare i dipendenti alla ligia osservanza delle norme diventano un antecedente necessario per creare un ambiente di lavoro efficiente, produttivo e per nulla rischioso.

Investire nell'adozione delle misure protettive e nella formazione dei lavoratori in materia di sicurezza, così come nel loro costante aggiornamento, diventano così non solo un obbligo ma un vero e proprio dovere morale per il datore di lavoro.

Insomma una preliminare valutazione del rischio è fondamentale per garantire un ambiente di lavoro scevro da eventi spiacevoli non solo per i lavoratori ma anche per le loro famiglie.

La pena per l'inosservanza di queste cautele espone non solo il datore di lavoro a grandi rischi ma mette a repentaglio la produttività dell'azienda che perde manodopera, giornate di lavoro indispensabili a portare avanti la crescita dell'impresa.

Può quindi succedere che il datore di lavoro, il legale rappresentante dell'azienda o il Presidente del consiglio di amministrazione, per la posizione di garanzia che rappresentano, possono essere coinvolti in procedimenti penali per il reato di lesioni colpose (gravi o gravissime) o addirittura per il reato di omicidio colposo in caso di eventi purtroppo fatali per i lavoratori evitabili adottando le misure imposte dalla normativa in materia.

Imputazione del Datore di Lavoro per lesioni colpose ai danni del lavoratore

Il delitto di lesioni personali colpose di cui all'art. 590 c.p. punisce chiunque per colpa cagioni ad altri una lesione personale e rientra nella categoria dei delitti contro la persona avendo di mira la tutela del bene primario della vita e dell'incolumità individuale come garanzia dell'interesse non solo del singolo individuo ma dell'intera collettività.

Il comma 3 dello stesso articolo prevede un'ipotesi aggravata nell'ipotesi in cui le lesioni colpose siano la conseguenza delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

L’elemento soggettivo del reato è individuato, com'è facilmente intuibile, nella colpa, vale a dire nell’aver commesso il fatto per negligenza, impudenza o imperizia, ovvero in violazione di norme, regolamenti, obblighi o discipline.

Testo Unico Salute e Sicurezza sul Lavoro: prevenzione infortuni

In particolare, gli obblighi specifici gravanti sui datori di lavoro che sono tenuti ad osservarli al fine di non incorrere nella loro colposa omissione sono contenuti nel D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza Sul Lavoro, noto anche come TUSL.

Tale normativa individua i soggetti responsabili in ambito aziendale ed i specifici obblighi che gravano sugli stessi.

La posizione di garanzia, con conseguente obbligo di impedire l’evento ex art. 40 c.p. viene quindi ravvisata in capo al legale rappresentante dell'azienda che generalmente coincide con il datore di lavoro.

Il reato, in questa forma aggravata, è perseguibile d'ufficio.

Pena Lesioni Gravi datore di lavoro

La pena prevista per il reato di lesioni colpose cagionate in violazione dalle norme antinfortunistiche per le lesioni gravi è della reclusione da tre mesi a un anno o della multa da euro 500 a euro 2.000, per le lesioni gravissime della reclusione da uno a tre anni.

Avvocato Difesa Imputazione Lesioni Colpose datore di lavoro

A seguito dell’imputazione per il reato di lesioni colpose patite da un dipendente durante lo svolgimento della propria attività lavorativa, ed in violazione delle norme in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro, l'imputato a mezzo del proprio Avvocato Penalista può proporre tutte le proprie ragioni e argomentazioni.

I motivi possono riguardare sia l'elemento oggettivo della condotta, ritenendo il datore di lavoro di essere nel giusto e di non aver violato alcuna norma, sia l'elemento soggettivo del reato.

Corretta valutazione delle aree di rischio e aggiornamento del documento

Come primo elemento sul quale fondare la strategia difensiva del datore di lavoro l'avvocato può soffermarsi sulla corretta e ed oculata valutazione del rischio da parte dell'AD.

Quest'ultimo infatti, ha valutato in maniera seria e precisa l'area di rischio tipica ella prestazione lavorativa che, sfortunatamente, ha arrecato lesioni al lavoratore.

Il datore di lavoro ha quindi assolto al suo obbligo giuridico di analizzare, secondo la propria personale esperienza nel settore e la migliore evoluzione della scienza e della tecnica, tutti i fattori di pericolo e di concreto rischio presenti all'interno dell'azienda.

Periodicamente, e con scadenza prefissata, ha effettuato gli aggiornamenti del documento di valutazione dei rischi così come previsto dall'art. 28 del D.Lgs. n. 81/2008, dove sono stati specificamente indicate le misure precauzionali ed i dispositivi di sicurezza che i lavoratori sono tenuti ad utilizzare nell'esecuzione della loro prestazione.

Tale documento, inoltre, è stato redatto dal datore di lavoro con un elevato grado di specificità ed approfondimento in maniera tale da non lasciare fuori alcuna area o settore di attività.

Assolti gli obblighi di vigilanza e controllo

Il datore di lavoro ha adempiuto in maniera diligente ai suoi obblighi di vigilanza e controllo non solo provvedendo all'individuazione dei fattori di rischio nella lavorazione ma anche assicurando la predisposizione delle procedure di sicurezza e garantendo formazione e informazione ai dipendenti.

Inoltre, nella sua funzione di garante della sicurezza dei lavoratori, il datore di lavoro avrebbe ordinato ed acquistato i dispositivi di protezione individuale obbligando i lavoratori ad indossarli ed utilizzarli correttamente secondo un protocollo interno da rispettare.

A garanzia di tali obblighi il datore di lavoro avrebbe anche nominato un responsabile del servizio di prevenzione e protezione con funzioni ausiliarie e di garanzia dell'osservanza di tutte le norme e prassi a tutela della sicurezza ed incolumità dei lavoratori.

Il datore di lavoro, in sostanza, ha apprestato tutte le misure per evitare il danno vale a dire tutte le misure che, nell'esercizio dell'impresa, devono essere adottate per tutelare l'integrità fisica e la personalità morale del lavoratore.

Difesa Studio Legale infortuni sul lavoro

Sotto il profilo soggettivo, inoltre, non è possibile addebitare al datore di lavoro un comportamento negligente, imprudente ed imperito attesa la nomina del responsabile per la sicurezza e la prevenzione che aveva il compito di sovraintendere la puntuale osservanza delle prescrizioni antinfortunistiche.

Inoltre, il lavoratore avrebbe tenuto una condotta non propriamente congrua e consona alla delicatezza e rischiosità del lavoro svolto, omettendo di indossare i dispositivi di protezioni obbligatoriamente ordinati.

Infine, in occasione di visite ispettive da parte dell'Asl non sono mai stati mossi rilievi in ordine alla sicurezza.

Precedenti Lesioni Colpose ex art. 590 codice penale

Con la sentenza n. 146 del 5 gennaio 2018 la Cassazione, Sez. Lavoro, ha ritenuto non sussistere la responsabilità del datore di lavoro il quale non può essere chiamato a rispondere della condotta posta in essere in maniera arbitraria del lavoratore, al di fuori della prestazione lavorativa accordata e senza che la stessa fosse stata preventivamente comunicata.


Sullo stesso punto la sentenza del Trib. di La Spezia n. 381 del 8 maggio 2013 afferma che va assolto l'imputato dal reato di lesioni personali colpose qualora il dipendente anziché adempiere alle normali mansioni a cui era preposto abbia provveduto alla lavorazione di materiale al di fuori delle proprie mansioni.


In tema di infortuni sul lavoro dovuti a violazione di norme cautelari la Cassazione con la sentenza n. 9699 del 13 febbraio 2014 afferma che il datore di lavoro può trasferire la propria posizione di garanzia ad altri, ma la delega deve risultare in modo certo.


Da ultimo si riporta la sentenza n. 38209 del 7 luglio 2011 in cui la Cassazione Penale ha sostenuto che il datore di lavoro non risponde per la mancata adozione di misure atte a prevenire il rischio di infortuni ove la condotta non si esigibile per l'imprevedibilità della situazione di pericolo da evitare.


 

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