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Evasione Fiscale Reato di Omesso Versamento Irpef Iva Ritenute

I titolari di busta paga, così come i datori dei lavori che abbiano del personale a proprio servizio, sanno che quest’ultimo, nell’ambito del sistema tributario italiano, rappresentano dei sostituti di imposta.

Essi infatti procedono a trattenere dalla busta paga, o dalla fattura nel caso di lavoratori autonomi, le ritenute d’acconto per il pagamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche IRPEF, che poi provvedono a versare sostituendosi ai lavoratori.

Non sempre però tale schema viene rispettato. Può capitare che il datore non abbia la disponibilità economica per procedere al versamento o, peggio ancora, che si appropri consapevolmente e volontariamente delle somme che ha trattenuto dalle retribuzioni dei prestatori di lavoro.

In questo caso, consumandosi un reato, il datore di lavoro può essere sottoposto ad un processo penale, che può essere azionato anche dagli stessi lavoratori, i quali, accortisi di tale appropriazione e violazione, possono proporre denuncia alle competenti autorità allo scopo di accelerare il percorso investigativo e la conoscenza della notizia di reato.

Spostamento di competenza territoriale per il reato - prescrizione

Così è capitato al legale rappresentate assistito della Società Alfa, la quale, avendo omesso il versamento di ritenute certificate in relazione all’anno di imposta 2006, è stata accusata del reato di omesso versamento di cui all’art. 10 bis del d.lgs. 74/2000 e tratta a giudizio innanzi al Tribunale, luogo ove la predetta società aveva la sede legale.

Eppure, benché il superiore reato possa sembrare di facile accertamento, non è così scontato comprendere quale sia il luogo effettivo di consumazione. La condotta illecita consiste nell’omettere il pagamento delle somme trattenute a titolo di ritenuta; come può determinarsi dove tale delitto si è consumato? Come capire quale sia il tribunale competente a celebrare il processo?

Questi gli interrogativi affrontati nel corso del procedimento a carico della legale rappresentante di Società Alfa.

Assistenza Legale Evasione Fiscale Irpef

La donna veniva processata in primo grado innanzi al Tribunale penale, come detto luogo in cui era radicata la sede legale dell’azienda in cui era fissato anche il domicilio fiscale, ove veniva condannata per il predetto reato di cui all’art. 10 bis del d.lgs. 74/2000.

Detta condanna era poi confermata dalla Corte d’Appello che, con sentenza del 29 gennaio 2014, rilevava anzitutto la propria competenza e la competenza territoriale per il primo grado del Tribunale, in ragione del dettato dell’art. 18 del medesimo d. lgs., che al primo comma prevede che se la competenza per territorio per i delitti tributari previsti dal decreto non può essere determinata a norma dell’art. 8 del codice di procedura penale (che a sua volta si riferisce al luogo di consumazione), è competente il giudice del luogo di accertamento del reato.

Chiarito tale punto, la Corte territoriale ha successivamente evidenziato che la prova delle certificazioni attestanti le ritenute operate sulle retribuzioni dal datore di lavoro quale sostituto di imposta, può essere fornita dal Pubblico Ministero anche mediante indizi, rappresentati, nel caso di specie, dal modello 770 in cui venivano riepilogate le ritenute certificate.

Infine, si è ritenuto irrilevante lo stato di difficoltà economica al fine della pretesa insussistenza dell’elemento psicologico.

Avverso tale sentenza proponeva Ricorso per Cassazione (a Roma) l’imputata, adducendo quattro diversi motivi di censura.

La Strategia Difensiva per Omesso versamento di ritenute dovute

La difesa in primo luogo, con i primi due motivi di impugnazione, ha denunciato la violazione di legge, nonché insufficiente e manifesta illogicità della motivazione, in ragione della circostanza che si era erroneamente ritenuta la competenza territoriale del primo Tribunale, mentre invece, ad avviso della ricorrente, avrebbe dovuto ritenersi competente l’ufficio giudiziario di un’altra città, in quanto la sede effettiva dell’azienda era ubicata propria in tale provincia.

La difesa osservava che i versamenti delle imposte venivano usualmente effettuati presso una filiale della Banca Beta della provincia della seconda città e, pertanto, era qui che doveva individuarsi il luogo di commissione del reato.

E infatti, secondo la tesi difensiva, pur avendo i giudici di merito effettuato una premessa corretta, ossia quella di specificare che il foro competente era quello del luogo di consumazione del reato, erano poi però giunti ad una conclusione erronea, ossia quella di individuare il foro competente in quello ove era fissata la sede legale dell’azienda.

A sostegno di tale posizione la difesa richiamava altresì precedente giurisprudenza della Corte di Cassazione a Roma, la quale, dinanzi a episodi del tutto simili, si era già pronunciata in favore dei ricorrenti.

Con il terzo e il quarto motivo di censura, gli Avvocati Penalisti di Fiducia lamentavano inoltre la mancata motivazione sulla prova della colpevolezza e sull’istanza di rettifica in ordine alla data di commissione del reato, a suo dire non correttamente individuata.

Incompetenza Territoriale: Sentenza Annullata, processo da rifare

I giudici di legittimità hanno preliminarmente affrontato il punto relativo alla lamentata incompetenza territoriale del Tribunale procedente.

Nel far ciò hanno innanzitutto richiamato la norma relativa alla competenza territoriale, già sopra citata, per i reati tributari di cui al d.lgs. 74/2000, ossia l’art. 18.

Questo prevede che, escludendo i c.d. reati di dichiarazione di cui agli artt. 2,3,4,5, e 7, e fatta eccezione per il reato di cui all’art. 8 relativo all’emissione di più fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, la competenza per territorio per tutti gli altri reati va determinata secondo il disposto dell’art. 8 c.p.p., il quale stabilisce al primo comma che la competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato commesso.

Solo laddove non sia possibile determinare il foro competente sulla base di tale disposizione allora potrà procedere il giudice del luogo di accertamento del reato.

Fatta la superiore premessa, la Corte di Roma ha specificato che, atteso che il reato di omesso versamento di ritenute certificate si consuma nel momento in cui scade il termine utile per il pagamento, previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto di imposta relativa all'anno precedente, che è quello del 30 settembre per il Modello 770 semplificato o quello del 31 ottobre per il Modello 770 ordinario, il luogo di consumazione del reato coincide con quello in cui si compie, alla scadenza del termine previsto, l'omissione del versamento imposto dal precetto normativo.

Il superiore luogo viene usualmente individuato in quello della sede effettiva dell’impresa, ossia quello dove si trova il centro della prevalente attività amministrativa e direttiva di organizzazione, dovendosi aver riguardo al principio di effettività; non è detto che tale centro coincida con la sede legale.

Nel caso di specie, secondo quanto emerso dagli atti processuali e, segnatamente, dalla sentenza di fallimento della società emessa da un altro Tribunale in data 30 settembre 2009, la sede effettiva e operativa della società era da fissarsi proprio presso l’altra città.

Sulla base di ciò, e in linea anche con i precedenti giurisprudenziali correttamente richiamati dalla ricorrente, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, nonchè quella di primo grado e ha disposto il trasferimento degli atti al Procuratore della Repubblica presso altro tribunale.

Tale decisione ha ovviamente assorbito i residui motivi di impugnazione.

Omesso Versamento Irpef - competenza

In tema di omesso versamento di ritenute certificate la competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è consumato, che coincide con quello in cui si compie, alla scadenza del termine per il pagamento, l’omissione del versamento imposto dalla legge. Tale luogo, di regola, corrisponde, per le società, a quello ove si trova la sede effettiva dell'impresa, intesa come centro della prevalente attività amministrativa e direttiva di organizzazione, coincidente o meno con la sede legale, dovendo aversi riguardo al principio di effettività. Cass. Pen., Sezione III, Sentenza 10 dicembre 2014, n. 535.

La pena prevista per il reato di omesso versamento di ritenute certificate, a norma dell’art. 10 bis d. lgs. 74/2000, è della reclusione da sei mesi a due anni.

Difficoltà economica ed esclusione del reato di omissione di versamenti

Di particolare interesse allorchè si parla dei delitti di cui agli artt. 10 bis e ss. del d.lgs. 74/2000 sono altre sentenze della Suprema Corte che hanno affrontato il tema dell’elemento soggettivo del reato, analizzando l’eventuale responsabilità dell’imputato quando questo si trovava in una situazione patrimoniale particolarmente difficile e non era in grado di affrontare i versamenti dovuti.

Non sono mancate invero pronunce di merito che hanno riconosciuto nel dissesto economico una scriminante che esclude l’antigiuridicità del fatto e quindi il reato.

Tuttavia, la Corte di Cassazione di Roma si è sempre mostrata contraria, anche per le possibili conseguenze, al riconoscimento di una siffatta tesi. Tanto che le Sezioni Unite, chiamate ad intervenire sul punto, con sentenza n. 37424 del 2013 hanno ribadito che non può essere invocato, per escludere la colpevolezza, la crisi di liquidità del soggetto attivo al momento della scadenza del termine per il pagamento, ove non si dimostri che la stessa non dipenda dalla scelta di non far debitamente fronte all’esigenza del pagamento.

Non salva dal reato l'omissione di tasse per pagare stipendi

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47482/2018 ha affermato che non integra la causa di forza maggiore idonea a escludere il reato di omesso versamento delle ritenute la scelta dell'imprenditore di destinare le risorse finanziarie disponibili al pagamento dei dipendenti e fornitori e non alle imposte. In tal modo infatti nonostante la crisi di liquidità, l’impresa si è finanziata con somme incamerate a titolo      di sostituto di imposta non trattandosi quindi di fatti commessi per forza maggiore.

Dunque, in materia di reati di evasione fiscale per omesso versamento di ritenute, irpef o iva, generalmente non può essere invocata la crisi economica per escludere una condanna, occorre tuttavia analizzare sempre il caso concreto.

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