Avvocato del Lavoro a Roma - Ariccia - Latina

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettiva questa norma.

È quanto affermato con solennità dall’art. 4 della Costituzione, il quale, nella sua poetica bellezza, è la promessa più dolce e disattesa dei padri costituenti: sembra oggi così lontana dalla disperazione dei padri di famiglia che non riescono ad assicurare, e neppure a promettere, un futuro ai propri figli.

È vero, il nostro Paese ci garantisce l’impegno, ci assicura che ce la metterà tutta per riuscire a consentire a ciascuno di noi di poter vivere del nostro lavoro, di guadagnare la nostra cena e quella dei nostri cari, di contribuire ad affermare noi stessi mediante un’attività lavorativa che ci sproni, ci stimoli alla creazione di uno scenario migliore in cui far crescere i nostri figli.

Ma ciò non basta. Non è sufficiente. Quando un bambino ha sete non è abbastanza dirgli “ho provato a prendere l’acqua ma non ce l’ho fatta”, occorre riuscirci, così come non è abbastanza che lo Stato dica ai cittadini “proverò a fare in modo che tu possa lavorare e possa svolgere un’attività tutelata nella quale ti sia garantito il rispetto dei tuoi diritti fondamentali”, è necessario che sia realmente così.

Eppure la realtà quotidiana è diversa; si deve fare i conti non soltanto con l’assenza di opportunità di lavoro, ma con le difficili condizioni di questo, con la progressiva perdita di garanzie, di tutele, di protezione dai possibili abusi di datori di lavoro attenti a far quadrare i conti a fine mese.

Sempre più persone sono costrette dal bisogno a svolgere la propria attività lavorativa secondo modalità non accettabili, nella quasi totale assenza di diritti.

Gli ultimi sviluppi normativi non hanno certo aiutato a venir fuori da tale situazione; la varietà e frammentazione di tipologie contrattuali tra le quali il datore di lavoro può scegliere non ha fatto che condurre ad unico risultato: che questi sceglierà sulla carta il contratto che più lo farà risparmiare e che meno tutelerà il lavoratore, il quale, di fatto, osserverà il più delle volte il regime di un’altra forma contrattuale, con oneri maggiori e diritti minori rispetto al dovuto.

Affinchè ci si protegga dagli abusi di aziende e datori di lavoro, forti sotto il profilo contrattuale, è necessario rivolgersi ad un Avvocato del lavoro, che saprà affiancarci nelle battaglie che saremo chiamati a condurre nei confronti della controparte, al fine di veder affermati, almeno ogni tanto, i diritti che quella lontana Carta costituzionale ci riconosce.

È possibile che il nostro capo offenda le garanzie minime di cui siamo titolari sul lavoro, con un licenziamento ingiusto, in spregio alla normativa di giuslavorista, con un demansionamento umiliandoci con l’assegnazione a mansioni inferiori, con una retribuzione in misura minore rispetto a quanto dovrebbe per l’effettiva attività che svolgiamo e di cui egli si avvantaggia.

In questi casi non ci si deve spaventare di ricorrere ad uno Studio Legale di diritto del lavoro, anzi, questi deve costituire un’arma da utilizzare nella sempre più dura battaglia della tutela del lavoro.

Tempi e Difficoltà Economiche

Il processo del lavoro presenta alcuni aspetti che, più di altri contenziosi, incidono pesantemente sulla vita delle persone coinvolte, specie dei lavoratori.

Va infatti ricordato che, sebbene non sia sempre così, il più delle volte vi è una forte disparità di condizioni tra le parti processuali, vista anche la differenza di condizioni economiche che molto spesso esiste.

I problemi saranno quasi sempre a carico del lavoratore. Si pensi, ad esempio, a una persona che sia stata licenziata e che, oltre a non percepire più uno stipendio, si troverà anche costretto ad anticipare i soldi per il pagamento dell’avvocato, al fine di dimostrare l’illegittimità dell’interruzione del rapporto.

È per questo che, nel diritto del lavoro più che in altri rami del diritto, è necessario che il processo si svolga rapidamente.

Deve essere sempre tenuto a mente che, mentre il procedimento prosegue, c’è una persona che giorno dopo giorno affronta difficoltà economiche nell’attesa che un giudice si pronunci sulla sua questione.

Avvocati Giuslavoristi

Quando si pensa ad un avvocato, è sempre molto probabile che il pensiero vada ad un professionista spietato, pronto a combattere e a tirare fuori gli artigli, anche passando sopra alle regole e, se necessario, all’avversario; ci si figura una persona pronta ad urlare ad insultare chicchessia, pur di far valere in udienza le ragioni del cliente e dimostrare tutta la propria bravura.

Niente di più lontano dalla realtà.

Il buon professionista non deve imporsi, al contrario, per poter fare gli interessi del proprio assistito dovrà esser pronto a buttare giù bocconi amari pur di non contraddire il giudice, di non indispettirlo o indisporlo con le sciocche quanto inutili polemiche che tanto piacciono invece ai clienti.

Pur tuttavia, in specie nell’ambito del processo del lavoro, non si può prescindere dall’agire con decisione e determinatezza.

Vista la peculiarità delle parti coinvolte, la posizione del difensore varierà a seconda del lato dell’aula in cui si trova: qualora il proprio cliente sia il datore di lavoro, l’avvocato sarà spesso additato come il difensore dello “riccone imprenditore” di turno, se invece il cliente è il lavoratore, allora ci saranno i favori dell’opinione degli esterni perché sta combattendo una lotta per la tutela dei diritti del lavoro.

Ma evidentemente non è così, o quantomeno non sempre. Tali opinioni superficiali e populiste appartengono a chi, non conoscendo il diritto, sente il bisogno che la realtà sia bianca o nera, che in un processo ci siano un buono e un cattivo facilmente individuabili e riconoscibili come tali.

Ma in un processo, così come nella vita, le sfaccettature sono infinite; il datore di lavoro può avere le sue ragioni, così come il lavoratore, nonostante la storia italiana sia abituata a dare ragione a quest’ultimo, può aver torto e può meritare un esito processuale nefasto.

L’avvocato dovrà essere al di sopra delle opinioni comuni, dovrà avere la forza di scoraggiare quei tanti lavoratori che, in preda all’ira, vorrebbero portare avanti battaglie legali solo per esser stati frustrati dal normale esercizio del potere gerarchico.

Deve essere sempre tenuto a mente che, in specie nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato, non si può fuggire da quel sentimento di scoramento e insoddisfazione che può colpire chi sia costretto per contratto a sottostare alle decisioni degli altri. Ciò non significa che la legge possa mettere al riparo da questo, come alcuni lavoratori erroneamente credono; affinchè si possa ricorrere al giudice è infatti necessario che la condotta del datore travalichi i confini della legalità.

Studio Legale Diritto Del Lavoro

Il primo passo per garantire al lavoratore l’affermazione dei suoi diritti, gli avvocati del lavoro devono compierlo al di fuori delle aule del tribunale.

In primo luogo, nella tranquillità del suo studio legale, parlerà con il proprio assistito, cercherà di inquadrare quanto gli viene raccontato nel perimetro degli istituti giuridici e poi, con pazienza e costanza, cercherà di capire quale sia la strada migliore da seguire per tutelare gli interessi di chi si è affidato a lui.

Dopo di che inizierà con il compiere un’attività stragiudiziale, diretta ad evitare il contenzioso e a risolvere nel più breve tempo possibile la problematica.

A tal proposito vanno peraltro segnalate le diverse modifiche ed evoluzioni che la conciliazione stragiudiziale in tema di diritto del lavoro ha subìto sino ad oggi.

Prima della riforma avvenuta con la legge sul collegato lavoro, n. 183/2010, nel nostro ordinamento si prevedeva l’obbligatorietà di un previo tentativo di conciliazione ogniqualvolta si intendeva incardinare un contenzioso avente come oggetto l’applicazione della normativa lavoristica, tanto che l’art. 412 del codice di procedura civile, nella sua vecchia formulazione, stabiliva che l’espletamento del tentativo di conciliazione costituiva condizione di procedibilità della domanda.

In altri termini, ove fossero nate delle controversie tra prestatore e datore di lavoro, questi avrebbero avuto due diverse alternative: esperire il tentativo di conciliazione in sede sindacale, ove previsto dai contratti collettivi, ovvero rivolgersi alla Commissione di Conciliazione.

Solo una volta effettuata tale attività stragiudiziale, qualora l’esito fosse stato negativo, si sarebbe potuta iniziare l’azione legale innanzi al giudice del lavoro.

Ma ora non è più così. Come detto la legge citata ha escluso l’obbligatorietà di tale tentativo, lasciando alla discrezionalità del soggetto, di comune accordo con il suo avvocato, la scelta relativa alla possibilità di conciliare.

Del resto, qualora non vi fossero stati gli estremi per un accordo, il tentativo obbligatorio risultava essere solo un inutile spreco di tempo, che allontanava il lavoratore, così come il datore, dal vedere affermate in giudizio le proprie ragioni.

L’opportunità di un accordo sarà valutata insieme al proprio legale, che dovrà mantenere la lucidità necessaria per condurre il cliente a soddisfare realmente i propri interessi, senza inseguire inutili vendette dando sfogo ai propri risentimenti verso colui che ha reso impossibili le giornate lavorative.

Qualora si riesca a chiudere la controversia prima di giungere dinanzi alla scranna del giudice, verrà redatto un verbale da depositarsi, a cura di uno dei soggetti coinvolti, presso la Direzione provinciale del lavoro, che provvederà poi al deposito nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione il verbale è stato redatto.

La riforma Fornero (legge 92/2012) ha reintrodotto il tentativo di conciliazione obbligatorio solo in tema di impugnazione del licenziamento.

Contenzioso Diritto del Lavoro

Nelle ipotesi in cui, viceversa, in fase stragiudiziale non si riesca, o non si tenti nemmeno, di raggiungere una soluzione congiunta, si procederà direttamente ad incardinare un contenzioso presso la sezione lavoro del Tribunale, nel quale si chiederà che siano accertati i diritti vantati e che venga ripristinata la legalità.

Nell’ambito del diritto del rito del lavoro, vista la particolare urgenza di chiarire le situazioni in sospeso e la necessaria tutela di una parte notevolmente più debole, quale può essere il lavoratore, si prevedono termini più brevi rispetto all’ordinario contenzioso civile, allo scopo di rendere il procedimento più celere e di addivenire quanto prima ad un pronunciamento definitivo.

Il cuore pulsante del processo è rappresentato dall’udienza di discussione, in cui le parti, tramite i loro avvocati, provvederanno a spiegare al giudice le proprie posizioni, rappresentando le assunte ragioni e le richieste che si intendono avanzare.

Al fine di velocizzare il rito, il legislatore ha previsto, benché sia nel concreto difficilmente attuabile, che la discussione si svolga in un’unica udienza, in cui saranno concentrate diverse attività: vi sarà il controllo sulla regolare costituzione delle parti, il tentativo di conciliazione tra le stesse direttamente dinanzi al giudice, l’interrogatorio, l’assunzione delle prove e la sentenza.

Appare subito chiaro che, nonostante le speranze di una legge sempre più distaccata dalla realtà, per espletare le superiori attività sarà necessario tenere ben più di un’udienza.

L’assistenza di un avvocato è obbligatoria, salvo il caso in cui il valore della causa non sia superiore ai 129, 11 euro, ipotesi questa, come facilmente intuibile, assai rara.

All’esito di tale primo grado di giudizio, il giudice pronuncerà una sentenza provvisoriamente esecutiva, potendo la parte metterla in esecuzione anche in pendenza dei termini di impugnazione; per il resto il rito del lavoro prevede gli stessi gradi di giudizio degli altri procedimenti, potendosi proporre appello e poi, eventualmente, ricorso per cassazione.

Avvocato del Lavoro: Impugnazione licenziamento

Quando si varcano le porte della sezione lavoro di un tribunale, si nota subito, oltre ad una certa confusione e affollamento, che molte delle persone che si trovano lì stanno affrontando un licenziamento illegittimo, o almeno così credono e, accompagnate dai propri avvocati, cercano di riparare il torto subito.

Va ricordato che la già menzionata Legge Fornero del 2012 ha introdotto un particolare rito per l’impugnazione del licenziamento, che si caratterizza per essere ancor più breve e contratto rispetto all’ordinario rito del lavoro

Esso consta di due fasi: una prima fase in cui il giudice, preso atto del ricorso scritto dall’avvocato del lavoro, in cui sono evidenziate le ragioni per cui si ritiene il licenziamento illegittimo, fissa l’udienza entro 40 giorni dal deposito del ricorso.

A questo punto, nel corso di tale udienza, il giudice provvederà senza formalità nei modi che ritiene più opportuni ad assumere informazioni circa le posizioni tenute dalle parti e, all’esito di questa, si pronuncerà sul licenziamento con ordinanza immediatamente esecutiva, dichiarando o meno l’illegittimità del recesso del datore di lavoro.

Rispettate così le esigenze di celerità, si aprirà eventualmente una seconda fase di impugnazione della superiore ordinanza, in cui si discuterà più ampiamente in ordine al merito della vicenda, potendosi in conclusione confermare o eventualmente riformare la precedente decisione.

La velocità in questo caso è fondamentale; giova infatti ricordare che in siffatte ipotesi vi sono persone che hanno perso il lavoro e, nelle more del processo, non hanno una retribuzione su cui contare per vivere.

Differenze retributive

Un’altra tipologia di causa particolarmente diffusa innanzi al giudice del lavoro è quella incardinata per ottenere le differenze retributive.

Si tratta di un procedimento volto ad accertare, su istanza dello studio legale di diritto del lavoro, che un periodo di tempo anche lungo, il dipendente sia stato adibito a mansioni superiori rispetto a quelle contrattualmente previste, spettandogli quindi, secondo gli stipendi tabellari, una retribuzione più alta di quella realmente percepita.

Ove il prestatore di lavoro riesca a provare, anche mediante testimonianze dei colleghi, di aver svolto mansioni superiori, il giudice condannerà il datore al pagamento della differenza, dopo aver accertato le somme dovute al dipendente tramite perizia del consulente del lavoro o commercialista (di parte o d'ufficio).

Mancato Pagamento Stipendio o TFR

Vanno tenute distinte da tali procedimenti, le questioni relative al mancato pagamento dello stipendio o del trattamento di fine rapporto, poiché in questi casi il lavoratore vanterà un diritto di credito nei confronti del datore, azionabile direttamente tramite la richiesta al giudice ordinario di emissione di un decreto ingiuntivo, senza necessità di interpellare il giudice del lavoro, attesa la pacificità del diritto di credito.

Mobbing e Condotte Denigratorie

Ovviamente, i contenziosi che possono nascere con riferimento al contratto di lavoro sono molti di più.

Basti pensare alle cause per mobbing, in cui il lavoratore vorrà dimostrare di aver sviluppato una patologia psicofisica in ragione delle continue condotte vessatorie perpetrate dai colleghi o dal datore di lavoro.

Qualora riesca a dimostrare tale nesso egli avrà, infatti, diritto ad un risarcimento.

Ricorso Studio Legale: Demansionamento

È anche possibile che si proceda con un ricorso dello Studio legale di diritto del lavoro per demansionamento, in tutti quei casi in cui il lavoratore, pur essendo stato assunto per svolgere una determinata attività, si ritrova a compiere mansioni inferiori, che ne compromettono e umiliano la professionalità.

Infine, a titolo esemplificativo, si deve far riferimento anche ai procedimenti riguardanti l’omesso versamento contributivo da parte del datore di lavoro e le ipotesi in cui quest’ultimo illegittimamente abbia proceduto al trasferimento del lavoratore.

Si tratta di questioni di non scarsa rilevanza su cui il giudice potrà essere chiamato a decidere, ricordando che nel primo caso, ossia in caso di mancato versamento dei contributi, il datore di lavoro risponderà anche per responsabilità penale.

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