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Risarcimento Infortunio sul Lavoro - Colf e Badanti

colf risarcimento badanteOgni anno, sono molto frequenti le vittime di infortuni sul lavoro.

Occorre, dunque, premettere che l’infortunio sul lavoro si concretizza in qualsiasi lesione originata, sul luogo di lavoro, da un evento violento che determini la morte o la menomazione del lavoratore e che ne comprometta, almeno parzialmente, la capacità lavorativa.

Evento lesivo e causa violenta

L’infortunio sul lavoro richiede, dunque, la sussistenza di tre presupposti: la presenza di un evento lesivo, la causa violenta che determina il danno, il nesso di causalità tra il lavoro e l’infortunio.

Ebbene, gli infortuni sul lavoro trovano una specifica tutela anche all’interno del codice civile.

Responsabilità del Datore di Lavoro

L’art 2087 c.c., sotto la rubrica “tutela delle condizioni di lavoro”, impone all’imprenditore di adottare, nell’esercizio dell’impresa, tutte le misure che risultino necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, avuto riguardo alla particolarità del lavoro, nonché all’esperienza ed alla tecnica di ciascuno.

Tale disposizione va letta alla luce dell’art 41, comma 2, della costituzione, secondo cui l’iniziativa economica privata è libera, ma “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”

La responsabilità del datore di lavoro, dunque, in forza delle garanzie costituzionali a tutela del lavoratore, non è circoscritta alla violazione di regole d’esperienza o di regole tecniche, ma sanziona ogni omessa predisposizione delle misure idonee a preservare l’integrità psicofisica del lavoratore nel luogo di lavoro.

La responsabilità imprenditoriale, dunque, si atteggerà in maniera diversa a seconda delle reali dimensioni dell’azienda, del personale impiegato e dei diversi fattori di rischio.

Settore Colf e Badanti

Dunque il titolare dell’attività, in qualità di responsabile della sicurezza sui luoghi di lavoro, ha l’obbligo di informare e formare il lavoratore, non solo predisponendo le misure di sicurezza, ma anche sorvegliando continuamente sulla loro adozione.

Infatti, per effetto dell’art 2087 c.c., il datore di lavoro è reso “garante” dell’incolumità fisica dei lavoratori edegli eventuali preposti.

Ne deriva, quindi, che l’imprenditore è tenuto ad adottare tutte le misure attinenti all’efficienza ed al buon andamento del servizio, atte ad evitare o comunque limitare eventuali danni a carico dei lavoratori. Tali principi valgono, ovviamente, anche nei rapporti tra il datore di lavoro ed i propri collaboratori domestici, sia pure con alcune precisazioni.

Infatti, in caso di infortunio sul luogo di lavoro o “in itinere” - ossia nel tragitto verso il luogo di lavoro – i cosiddetti “lavoratori domestici” vantano alcuni diritti nei confronti del datore di lavoro.

In particolare, tali diritti si concretizzano nella conservazione del posto di lavoro e nella percezione di un’indennità.

Morte della Colf sul Lavoro

Prima di entrare nello specifico di tale tematica, giova accennare ad alcuni casi di cronaca: in data 06.03.2018, per esempio, si è verificata ad Asti la tragica morte della colf di un facoltoso signore.

La donna, di 51 anni, stava facendo le pulizie del balcone dell’abitazione, quando la soletta del piano superiore cedeva, investendola e causando il crollo anche di quella inferiore. L’intero ballatoio precipitava in strada, trascinando con sé la signora.

In un caso simile, verificatosi a Milano nell’agosto 2019, una colf precipitava dal quarto piano mentre puliva i vetri dell’abitazione in cui lavorava.

La donna perdeva l’equilibrio da una scala a tre pioli, facendo un volo di oltre 12 metri fino a sbattere, esanime, contro il marciapiede.

In seguito al decesso la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, iscrivendo nel registro degli indagati anche il datore di lavoro.

“Un atto dovuto, per chiarire la dinamica dell’incidente”, ha spiegato la Procura.

Tuttavia, in quel momento la donna era sola in casa, in quanto la famiglia per cui lavorava era partita per le vacanze.

Sembrerebbe, dunque, non potersi muovere alcun rimprovero al datore di lavoro, essendo l’infortunio dovuto ad una tragica, fatale, coincidenza.

Condotta del lavoratore e diritto al risarcimento

Infatti, la responsabilità del datore di lavoro sembra configurarsi allorché questi non abbia predisposto le cautele idonee a prevenire e scongiurare ogni rischio, ma non quando la condotta del lavoratore sia del tutto imprevedibile ad abnorme.

In altri termini, quando il titolare abbia garantito ai propri collaboratori domestici un ambiente salubre, con ogni misura preventiva volta a scongiurare il rischio di infortuni, la responsabilità sembra doversi escludere.

Viceversa, quando l’infortunio appare direttamente connesso ad omissioni da parte del datore di lavoro, come nel primo caso di cronaca sopra menzionato in cui risulta evidente la scarsa manutenzione degli ambienti di lavoro, questi dovrà rispondere dell’infortunio del proprio dipendente.

Ebbene, nel caso in cui l’infortunio si sia verificato in occasione dell’attività lavorativa, il dipendente domestico ha diritto alla conservazione del posto di lavoro, che varia in base all’anzianità di servizio: è pari a 10 giorni, se il lavoratore domestico è assunto da meno di sei mesi; a 45 giorni, se il lavoratore è assunto da più di sei mesi ma meno di due anni; a 180 giorni, se risulta regolarmente assunto da oltre due anni.

Per quanto, invece, attiene all’indennità, grava sull’Inail l’obbligo di indennizzare il lavoratore domestico dei danni provocati dagli infortuni sul lavoro. In particolare, il lavoratore ha diritto a percepire dall’Inail le seguenti prestazioni: una indennità giornaliera per l’inabilità temporanea al lavoro;un assegno in caso di assistenza personale continuativa;una rendita in caso di inabilità permanente o di morte (in questo caso, ovviamente, da indirizzarsi ai superstiti).

Sul versante del datore di lavoro, oltre l’obbligo di garantire la conservazione del posto di impiego per il periodo sopra indicato, vige il dovere di denunciare l’infortunio all’Inail mediante l’apposito modello di denuncia: la segnalazione deve avvenire entro le 24 ore successive, per gli infortuni mortali; nel termine di due giorni dalla ricezione del certificato di infortunio, per i sinistri non giudicati guaribili in tre giorni.

Ovviamente, è onere del lavoratore produrre il certificato di pronto soccorso che attesti la gravità dell’infortunio e la relativa prognosi. Solo da quel momento possono, infatti, decorrere i termini per la denuncia.

Inoltre, entro gli stessi termini, il titolare deve presentare una denuncia all’autorità di Pubblica Sicurezza.

Resta fermo, in ogni caso, l’obbligo di corrispondere al lavoratore la retribuzione globale per i primi tre giorni di assenza. Dal quarto giorno in poi, la retribuzione è totalmente a carico dell’Inail.

Risarcimento da parte del datore di lavoro

Per avere il risarcimento da parte del datore di lavoro, sia pure nei limiti che si sono sopra precisati, è anzitutto necessaria la prova del difetto di diligenza nella predisposizione di misure idonee a prevenire i danni per i lavoratori.

Quella del datore di lavoro non è, infatti, una responsabilità oggettiva, ma “colposa”; inoltre, il datore di lavoro può ritenersi responsabile solo degli infortuni in qualche modo prevedibili, non potendosi pretendere una responsabilità per qualsiasi causa di incidente, anche del tutto inimmaginabile.

Il lavoratore domestico deve, inoltre, dimostrare di aver subito un infortunio sul luogo di lavoro.

Infine, risulta necessario provare il nesso causale tra la condotta illecita ed il danno, ovvero la relazione diretta tra il comportamento del datore di lavoro e l’infortunio subito dal lavoratore.

Il cosiddetto nesso eziologico viene, tuttavia, interrotto nel momento in cui il lavoratore pone in essere un comportamento imprudente e del tutto imprevedibile, da solo sufficiente a determinare l’evento.

Caratteristiche della responsabilità

Secondo la Corte di Cassazione, infatti, “il datore di lavoro, in caso di violazione della disciplina antinfortunistica, è esonerato da responsabilità soltanto quando la condotta del dipendente abbia assunto i caratteri dell’abnormità, dell’imprevedibilità e dell’esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute.” (Cass., sez. lav., 4 dicembre 2013, n. 27127).

In altri termini, è necessario che la condotta del lavoratore esuli completamente dall’area di “rischio” garantita dal datore di lavoro, che è tenuto a proteggere l’incolumità dei propri dipendenti anche dalla loro stessa imprudenza e negligenza.

Criticità sistemi di sicurezza

Di conseguenza, il datore di lavoro è responsabile ogni qual volta il sistema di sicurezza rechi delle criticità, anche laddove gli infortuni dipendano da colpa del lavoratore.

Secondo l’orientamento più recente della Corte di Cassazione, infatti, “le disposizioni antinfortunistiche perseguono il fine di tutelare il lavoratore anche dagli infortuni derivanti da sua colpa”.

In ogni caso, incombe sul lavoratore danneggiato l’onere di provare l’esistenza del danno, la responsabilità datoriale, nonché il nesso di causalità tra l’uno e l’altro elemento. Il datore di lavoro deve, dal canto suo, provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie ad impedirlo.

La domanda di risarcimento per responsabilità del datore di lavoro deve essere, comunque, espressamente formulata da un Avvocato di diritto del Lavoro.

Danni da aggressione del cane

Per fare un esempio pratico, si può considerare il seguente caso: parte attrice riferisce di aver lavorato come domestica presso l’abitazione dei coniugi T. eS., e di essere stata aggredita dal cane di costoro proprio mentre era intenta ad effettuarele pulizie delle finestre. L’aggressione del cane l’avrebbe spinta a scivolare dalla scala a pioli interna alla taverna, tanto da farsi male nell’impatto.

La colf aveva, quindi, chiesto in primo grado un risarcimento danni ex art 2052 c.c., facendo leva sulla responsabilità del proprietario per il danno cagionato dal proprio animale.

La domanda di risarcimento dei danni veniva, comunque, rigettata, poiché la ricorrente non aveva provato il nesso di causalità; aveva indicato una teste le cui dichiarazioni, però, contrastavano con la stessa versione deifatti da lei indicata.

La ricorrente, fra le altre cose, lamentava in Cassazione anche l’omessa pronuncia sulla responsabilità datoriale ex art 2087 c.c.

Tuttavia, secondo i giudici, la signora aveva chiesto espressamente il solo risarcimento per omessa custodia del cane ex art 2052 c.c.; non poteva, dunque, ritenersi implicita una domanda volta ad accertare la responsabilità del datore di lavoro, in quanto fondata su un diverso titolo (articolo 2087 c.c.).

Infatti, nel caso di specie, il rapporto di lavoro non poteva considerarsi come fonte del danno, ma mera “occasione” in cui l’infortunio si verificava.

Sarebbe stata, dunque, necessaria una domanda espressa (alternativa o subordinata) di responsabilità del datore di lavoro, che comunque non era stata mai fatta esplicitamente e su cui, dunque, non si poteva decidere.

L’esempio che si è qui riportato, mette in luce alcuni elementi essenziali: 1) la domanda di risarcimento danni per responsabilità datoriale è autonoma rispetto a quella di risarcimento per omessa custodia di animali, fondandosi su un diverso titolo;2) in ogni caso, è necessaria la specifica prova del nesso causale, ovvero della relazione che lega la condotta del datore di lavoro all’infortunio; 3) la domanda deve essere presentata in primo grado, così da circoscrivere l’oggetto del giudizio.

La Cassa Colf - Cassa di previdenza speciale

In ultima analisi, giova approfondire il tema del ristoro del pregiudizio subito dal lavoratore domestico: infatti, oltre quanto già precisato sull’indennizzo da parte dell’Inail, esiste una cassa di previdenza speciale.

Il riferimento è allo strumento della Cassa Colf, costituito dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro Domestico per fornire ai lavoratori e datori prestazioni e servizi.

Tra le prestazioni ivi comprese, vi sono anche trattamenti assistenziali sanitari e assicurativi integrativi ed aggiuntivi delle prestazioni pubbliche, nell’ottica di garantire una tutela sempre maggiore.

Per le informazioni di dettaglio sulle singole prestazioni, è bene consultare il proprio Avvocato di Fiducia in materia di diritto del lavoro.

In estrema sintesi, può comunque segnalarsi che il dipendente infortunato ed iscritto alla Cassa avrà diritto a un’indennità giornaliera di ricovero e di eventuale convalescenza, nonché al rimborso di ticket sanitari per prestazioni di “alta specializzazione” effettuate presso il Servizio Sanitario Nazionale o da esso accreditate.

Il datore di lavoro iscritto, invece, avrà diritto ad una polizza assicurativa con massimale annuo pari ad Euro 50.000, da attivarsi in caso di infortunio che abbia cagionato ildecesso o l’invalidità permanente del dipendente e per cui sia stata attivata la rivalsa dell’Inail. Il massimale annuo copre, peraltro, anche le spese legali eventualmente sopportate dall’assicurato nel contenzioso con l’Istituto.

Lo strumento della Cassa Colf è, dunque, indispensabile anche per “mettere a riparo” il datore di lavoro da eventuali azioni di rivalsa dell’Inail per infortuni subiti dal proprio dipendente domestico: infatti, nel caso in cui l’Istituto agisca in rivalsa nei confronti del datore di lavoro per un infortunio indennizzato, la Cassa Colf rimborsa il datore di lavoro nei limiti e massimali ivi indicati.

Per avere il rimborso è necessario che il datore di lavoro, al momento dell’infortunio, sia in regola con gli obblighi assicurativi anche nei confronti del dipendente infortunato, a nome del quale deve essere regolarmente versato il contributo di assistenza contrattuale.

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