Bonifico senza Autorizzazione, Rimborsato dalla Banca
La Banca che non adotti le misure di sicurezza idonee ad evitare l’intrusione da parte di terzi nei conti online, va condannata alla restituzione delle somme prelevate abusivamente.
La vicenda di cui ci si è occupati nelle aule del Tribunale di Roma affronta una questione civilistica spinosa, risolvendola in maniera audace, ossia riconoscendo una responsabilità della banca in modo non del tutto scontato.
Il tutto ha preso le mosse da un episodio che farà tornare alla mente di molte persone spiacevoli ricordi: l’intrusione di estranei nel proprio conto corrente bancario.
Niente di più comune al giorno d’oggi dell’accesso abusivo alle nostre credenziali bancarie, la clonazione delle carte di credito, la sottrazione di denaro mediante bonifici eseguiti dopo essere entrati nel nostro conto on line, tramite l’utilizzo del cosiddetto home banking.
Normalmente, non appena ci si accorge del misfatto, ci si affretta a chiamare la banca, a bloccare i conti e le carte, a sporgere denuncia, a presentare richiesta di rimborso all’istituto di credito, senza tuttavia riuscire sempre nell’intento di vedersi restituire i propri soldi illegittimamente sottratti, i quali molto spesso sono già stati utilizzati da un hacker per effettuare acquisti all’altro capo del mondo.
Eppure non tutti si rassegnano ad aver perso i propri risparmi.
Alcuni si affidano ad Avvocati preparati che lottano e vanno fino in fondo per veder affermate le proprie ragioni.
Alla fine, ce la fanno, riuscendo a far condannare la banca per non aver correttamente dato esecuzione al contratto di conto corrente stipulato con i propri clienti.
Da questo punto di vista, rappresenta senz’altro un esempio è una coppia di Roma, titolare di un conto corrente con possibilità di gestione ed operazioni on line, la quale in piena estate si era accorta di un’operazione eseguita dal proprio conto con cui veniva effettuato un bonifico in favore di una società sconosciuta dell’importo di 5.500,00 euro.
La situazione era chiara: qualcuno si era introdotto illegittimamente nel conto e, una volta inseritosi, aveva provveduto a sottrarre la superiore somma di denaro.
Ben lungi dal provare sentimenti di rassegnazione e sconforto, la coppia ha provveduto tempestivamente ad affidare l'incarico di difesa ad un Avvocato esperto di questa materia.
Il legale ha provveduto a porre in essere gli adeguati controlli e si è accorto che la banca non ha adottotato le misure necessarie ad evitare tale tipo di situazioni e a rendere sufficientemente sicuro l’accesso informatico al conto.
Ed è qui che è incominciata la diatriba processuale con la banca.
Rimborso del bonifico non Autorizzato dal conto corrente
Con atto di citazione, lo Studio Legale ha convenuto in giudizio la banca, chiedendo che il giudice dichiarasse nulla e illegittima l’operazione eseguita in agosto di quello stesso anno, condannando la banca alla restituzione delle somme, maggiorate degli interessi legali e della rivalutazione monetaria.
Questi sostenevano che l’istituto di credito avesse inadempiuto le condizioni previste e sottoscritte con il contratto di conto corrente, in quanto le misure di sicurezza informatiche adottate per evitare abusive intrusioni non risultavano soddisfacenti e idonee a garantire l’effettiva sicurezza dei conti on line.
Dall’altra parte, la banca ha negato ogni accusa e, anzi, ha tentato di dimostrare come quanto accaduto fosse in realtà riconducibile e addebitabile ad un superficiale e imprudente comportamento degli Assistiti, i quali, sempre secondo la banca, avrebbero rivelato i codici personali, in totale disprezzo delle condizioni contrattuali pattuite, rendendo quindi più agevole ai malintenzionato l’accesso alle credenziali bancarie.
Secondo tale tesi, in virtù del dettato dell’art. 1227 de codice civile il risarcimento avrebbe dovuto essere escluso, o comunque diminuito, in ragione del comportamento colposo del creditore, che non avrebbe agito utilizzando l’ordinaria diligenza.
L’istituto creditizio ha altresì chiesto, nel caso in cui fosse stata riconosciuta una sua responsabilità, di potersi rivalere sul soggetto che fosse stato riconosciuto come autore dell’illegittima operazione.
Rimborso del Bonifico Fradudolento oggetto di Furto
All’esito del processo civile che ha visto contrapporsi le due tesi sopra esposte, il Tribunale ha ritenuto giuridicamente valide le argomentazioni dell'Avvocato difensore, condannando la banca al risarcimento.
Tale decisione è stata fondata sull’effettiva scarsa vigilanza dell’istituto sull’accesso informatico ai conti correnti.
È stata difatti ritenuta insufficiente, vista la delicatezza degli interessi coinvolti, la previsione di un pin composto di sole 4 cifre e di un identificativo utente di fatto uguale all’indirizzo email del cliente.
Certificazioni di sicurezza
A nulla sono servite le certificazioni di conformità e sicurezza del sistema depositate durante la causa dalla banca, rilasciate dagli Organismi di Certificazione, poiché, ad avviso del giudice di primo grado, queste certificazioni, sebbene idonee ad attestare la sicurezza di quel tipo di sistema adoperato, non consentono di escludere la possibilità che si possa configurare un bug nello stesso.
In buona sostanza, il tribunale ha riconosciuto la validità in astratto delle certificazioni, pur affermando che queste non rappresentano una garanzia contro eventuali anomalie e intrusioni nel sistema.
Nullità delle clausole relative all'Accesso al sistema informatico
Ma vi è di più. Il Tribunale ha inoltre riconosciuto come prive di effetto le clausole contrattuali facenti riferimento alla responsabilità assunta dai correntisti e alla disciplina dell’accesso al sistema informatico (contenute in quelle tante clausole che nessuno legge mai), in quanto queste non erano presenti sulla copia in possesso degli attori, sottoscritta da questi ultimi, e quindi non sussisteva alcuna prova della conoscenza che questi ne avessero avuta.
Inoltre, in corso di causa, i danneggiati avevano provveduto a dare prova dell’installazione sul proprio pc di tutti i programmi idonei alla protezione del sistema e ad evitare intrusioni indesiderate.
Nella sentenza si è richiamato il codice sulla tutela della privacy, in cui si stabilisce che chi cagiona un danno ad altri per effetto del trattamento dei dati personali è tenuto al risarcimento.
Una vittoria su tutti i fronti per i coraggiosi che non hanno mostrato timore nel fare causa a un forte e importante istituto di credito e hanno visto riconosciuti i loro diritti, con conseguente condanna della banca alla restituzione dei 5.500,00 euro, oltre interessi e rivalutazione.
Mai partire sconfitti prima ancora di cominciare.
Non c'è sconfitta nel cuore di chi lotta
La storia raccontata merita di essere portata ad esempio, specie per quelle persone che quotidianamente hanno a che fare, a loro spese, con gli istituti bancari.
Spesso ci si trova a disticarsi tra condizioni contrattuali elaborate da professionisti nel corso del tempo. Ci dicono che le clausole vessatorie devono essere sottoscritte a parte da colui che le deve subire, ma come si può evitare di sottoscriverle quando l’alternativa prospettata è l’impossibilità di avere accesso a ogni tipo di credito?
Semplicemente non si può.
È per questo che, quando riteniamo di essere stati in qualche modo danneggiati nei rapporti di conto corrente, non dobbiamo esitare ad utilizzare le vie legali per veder affermate le nostre ragioni. Non sempre si parte sconfitti.
Nel caso che ci occupa, la decisione del giudice risulta essere di particolare rilievo, poiché incide sul merito delle misure da applicare per ottenere un adeguato livello di sicurezza del sistema, richiamando anche dettagli tecnici non scontati.
Cavilli tecnici
E infatti questa pronuncia si esprime con decisione sull’inadeguatezza di un pin per l’accesso composto soltanto da quattro cifre, così come inadeguato risulta l’utilizzo come nome utente dell’indirizzo email personale.
Benchè la maggior parte di noi sia totalmente inesperta quand’è chiamata a pronunciarsi sull’informatica, non si deve credere che non vi siano rimedi per proteggersi dai malintenzionati e che un codice valga l’altro.
La protezione è possibile e, per quanto concerne l’home banking, è l’istituto di credito a dovervi provvedere, mediante l’adozione di tutte le misure che risultino a ciò adeguate, non potendosi “scaricare” la responsabilità sugli utenti inesperti, non tenuti peraltro ad avere le competenze informatiche per tutelare il proprio conto on line.
Analoghi soddisfacenti risultati hanno portato le controversie patrocinate dallo studio in tema di prelievi non autorizzati da carte di credito o prepagate.